Vasco Rossi, Fabrizio De André
Vasco Rossi, Fabrizio De André

Vasco Rossi ricorda Fabrizio De André nel giorno dell’anniversario della scomparsa

“È stato il mio Nobel personale”, racconta il cantautore emiliano, ricordando l’influenza profonda di Faber sulla sua musica e sul suo approccio artistico.

Non è la prima volta che Vasco Rossi parla di Fabrizio De André. Già nel 2022, nel giorno dell’anniversario della sua morte, aveva raccontato il loro primo incontro, avvenuto durante un periodo difficile della sua vita. Oggi, 11 gennaio, a 27 anni dalla scomparsa, Vasco torna a condividere i ricordi di quell’amicizia che si sviluppò nei primi anni Ottanta e che segnò profondamente la sua vita e la sua musica.

Per Vasco, De André è un punto di riferimento assoluto, tanto da definirlo il suo “Nobel personale”. Nonostante la grandezza di Faber, spiega, lo ha sempre trattato alla pari. Le sue canzoni erano una vera rivoluzione: muovevano la coscienza, stimolavano la riflessione e insegnavano a osservare la realtà da prospettive nuove, con ironia e profondità.

Tra i ricordi più intensi, Vasco cita l’incontro avvenuto durante un periodo difficile della sua vita, quando De André, insieme a Dori Ghezzi, lo andò a trovare in carcere. Quel gesto segnò l’inizio di un rapporto di stima e amicizia autentica. Seguono poi gli incontri a casa di Vasco e di De André, momenti che il cantautore definisce “sacri”: stare con Faber significava confrontarsi non solo con un artista straordinario, ma soprattutto con un uomo generoso e autentico, capace di far sentire chiunque a proprio agio.

Quella frequentazione permise a Vasco di comprendere che si può criticare e discutere con un maestro, stimolando riflessione e autocritica. “Mi ha aperto un mondo nuovo, la capacità di capire le cose da un altro punto di vista, di meditare, di criticare”, racconta.

 

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Il periodo in carcere

Vasco Rossi finì in carcere nel 1984 per reati legati alla detenzione e all’uso di sostanze stupefacenti. Il 20 aprile di quell’anno, i carabinieri lo fermarono nei pressi di Bologna e, dopo una perquisizione nel casolare di Casalecchio dove viveva con alcuni membri della sua band, gli vennero trovati circa 26 grammi di cocaina. Fu arrestato e portato al carcere di Rocca Costanza a Pesaro, dove rimase 22 giorni, di cui 5 in isolamento, con l’accusa di detenzione di cocaina e spaccio non a scopo di lucro.

In seguito ottenne la libertà provvisoria e fu scagionato dall’accusa di spaccio, ma condannato a due anni e otto mesi di reclusione con la condizionale per detenzione di sostanze stupefacenti. Un episodio, ripercorso più volte dallo stesso Vasco e raccontato anche nel docu-film Supervissuto, che gli offrì l’occasione per riflettere sulla propria vita e allontanarsi dal consumo di droghe, una sorta di “reset” personale.

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