Tyler The Creator ha scritto e diretto il nuovo spot di Converse, in cui celebra la classica scarpa Chuck 70 attraverso un divertente clip che ruota attorno a una riunione del “Really Cool Converse Club”, che si svolge in un centro ricreativo della comunità. Durante l’incontro, un membro del gruppo (interpretato dall’attore Tim Meadows) viene processato per aver infranto una delle tre regole cardinali del club: “Regola numero uno: mai indossare un’altra scarpa. Regola numero due: se devi indossare un’altra scarpa, non farlo. Regola numero tre: niente cappelli di jeans”.
«Non ho altra scelta che revocare la tua iscrizione al Really Cool Converse Club», afferma il comico Josh Johnson, leader del famigerato club, che poi mette al voto dei membri la revoca del povero Meadows, incastrato da un video che lo ritrae con tanto di cappello di jeans con cui cerca di nascondersi dalla videocamera.
Riguardo al nome “Really Cool Converse Club”, il rapper ha dichiarato a Dazed che non era pianificato, «Non siamo riusciti a trovare un nome, quindi abbiamo deciso di utilizzare quello più facile, ed è stato divertente da morire, ha funzionato».
Ho pensato immediatamente ai molti diversi tipi di persone che indossano le Chuck, dagli skateboarder alle mamme che accompagnano le proprie figlie a giocare a calcio, dai ragazzini in strada alle persone anziane, e ad alcuni dei ragazzi nel quartiere con cui sono cresciuto. Ci sono così tante persone che indossano questa scarpa e volevo solo raggrupparle tutte in un unico posto. Indipendentemente dal fatto che abbia senso o meno, era importante vederli tutti sotto lo stesso tetto
Tyler The Creator
Tra i membri del club figurano anche il rapper Vince Staples, Henry Rollins dei Black Flag, l’ex giocatore di basket NBA Bill Walton e lo stesso Tyler. L’effetto è assolutamente esilarante. Di seguito lo streaming.
Tyler e Kanye West sono stati avvistati in studio al lavoro sull’album di quest’ultimo in uscita venerdì, anticipato dalla preview Beats. Lo scorso giugno Tyler è tornato con l’album Call Me If You Get Lost, la cui recensione su queste pagine è di Luca Roncoroni.