Kurt Cobain e William Borroughs
Kurt Cobain e William Borroughs (1993)

The “Priest”, They Called Him: quando Kurt Cobain incontrò William Burroughs

«Cobain era molto timido ed educato, e sollevato dal fatto che non fossi impressionato dalla sua fama. Ma aveva qualcosa che non andava»

Il 1° luglio 1993, a pochi mesi dall’uscita di In Utero e con gli occhi di mezzo mondo puntati sulla successiva mossa dei Nirvana, l’etichetta Tim/Kerr pubblicò un vinile 10” accreditato a William Burroughs e Kurt Cobain. The “Priest”, They Called Him è uno strano oggetto sonoro, inciso su un solo lato (sul retro, gli autografi dei due protagonisti), una rarità mai inclusa in alcuna raccolta o retrospettiva della band di Seattle, consistente dell’inconfondibile spoken word di un quasi ottuagenario Burroughs, intento a declamare la sua novella The Junky’s Christmas (pubblicata originariamente nella raccolta Exterminator del 1973) e di un’improvvisazione di chitarra successivamente incisa da Cobain, in cui tortura con dissacratoria indole Lou Reed / Sonic Youth la melodia di Silent Night e, hendrixianamente, quella di To Anacreon In Heaven (componimento del ‘700 su cui si basa The Star Spangled Banner). In copertina, Krist Novoselic travestito da prete.

Kurt Cobain e William Borroughs
Kurt Cobain e William Borroughs (1993)

Anche se Burroughs non era nuovo a operazioni del genere (su tutte, l’LP del 1990 Dead City Radio prodotto da Hal Willner con, tra gli altri, John Cale e Sonic Youth), “The Priest” è un ulteriore ed estremamente simbolico punto di contatto tra due dei più importanti fenomeni culturali con cui gli Stati Uniti hanno contribuito al ‘900 (la letteratura beat e il rock), mettendone insieme le due massime icone. La collaborazione fu fortemente voluta da Kurt Cobain, che aveva contattato l’autore del Pasto Nudo l’anno precedente; dopo aver ricevuto un nastro contenente la traccia vocale, sovraincise separatamente la sua chitarra.

I due non si sarebbero incontrati fisicamente che una sola volta, nell’ottobre 1993, tra una tappa e l’altra del tour di In Utero. La visita avvenne nella casa di Burroughs a Lawrence, Kansas. Come ricorda il biografo Charles Cross, Kurt non credeva che l’incontro si sarebbe mai concretizzato; i due trascorsero insieme alcune ore, come testimoniato da alcuni scatti. «C’è qualcosa che non va in quel ragazzo», avrebbe detto il poeta al suo assistente, «aggrotta le ciglia senza motivo».

Com’è tristemente noto, non ci fu una seconda occasione. Intervistato dopo la tragedia, William Burroughs aggiunse «Cobain era molto timido ed educato, e sollevato dal fatto che non fossi impressionato dalla sua fama. Ma aveva qualcosa che non andava, era fragile e perso. Fumava sigarette, ma non beveva. Niente droga; l’argomento non è nemmeno venuto fuori (Burroughs fu tossicomane per tutta la sua lunga vita, ndSA). Non gli ho mai mostrato la mia collezione di armi. La cosa che ricordo di più è il grigiore delle sue guance. Uccidersi per lui non è stato un atto volontario. Per quel che ho visto io, era già morto».

Kurt Cobain e William Borroughs
Kurt Cobain e William Borroughs (1993)

Cobain avrebbe voluto il suo idolo protagonista di un video dei Nirvana (secondo alcune fonti In Bloom, secondo altre, come più probabile, Heart Shaped-Box); Burroughs invece finì in quello di The Last Night On Earth degli U2, poco prima di morire il 2 agosto 1997.

Tracklist

Ti potrebbe interessare