Dopo il successo di Strappare lungo i bordi, Netflix e Zerocalcare possono finalmente tirare un sospiro di sollievo, grazie a un’operazione che sarebbe riduttivo definire riuscita. Merito del fumettista romano, ma anche di tutta la macchina mediatica che si porta dietro a ogni sua nuova uscita. Dal lavoro di Bao Publishing alle animazioni sperimentali che già avevano fatto capolino negli spezzoni di Rebibbia Quarantine sviluppati per Propaganda Live.
Insomma, abbiamo definitivamente dimenticato quel maldestro tentativo di adattare La profezia dell’armadillo, davvero una trasposizione debole e desolante dell’opera omonima di Michele Rech. Oltre a tutto questo, a contribuire al successo di Strappare lungo i bordi c’è anche la soundtrack, molto variegata e in linea con la narrazione.
Ci sono le musiche originali di Giancane (al secolo Giancarlo Barbati), autore anche del brano che fa da sigla alla serie animata, mentre alcuni memorabili brani pop fanno da sfondo ai diversi episodi, a seconda del momento rappresentato sullo schermo: c’è Xdono di Tiziano Ferro (che quest’anno ha compiuto 20 anni), Clandestino di Manu Chao (dall’album omonimo del 1998), ma anche un brano come Non abbiam bisogno di parole di Ron (uno dei suoi brani più famosi contenuto nell’album Le foglie e il vento del 1992) che spiazza per la sua attinenza al racconto.
Qualche canzone ormai stra-abusata da cinema e televisione c’è, ad esempio Wait degli M83 (non ricordiamo più le volte che l’abbiamo sentita, ma è sempre un bel sentire) o anche The Funeral dei Band of Horses, che però chiude la serie con la giusta e necessaria dose di commozione.
Altrettanto azzeccate le scelte de Gli Ultimi con l’anthem punk rock Un battito ancora, o di Max Brodie con For the Better. Funzionali gli inserimenti del classico synth pop Smalltown Boy dei Bronski Beat (in cui viene citato lo storico videoclip sul treno) o di Dancing with Myself, pezzo scritto da Billy Idol e dal bassista Tony James, inciso per la prima volta nel 1979 con i Generation X e qui proposto nella più nota versione dell’anno successivo, quando la band cambiò nome in Gen X (ne esistono versioni accreditate al solo Idol sia in formato EP – Kiss Me Deadly – e videoclip). Infine la chicca che non ti aspetti è Black Water di Apparat da The Devil’s Walk del 2011 che, gira che ti rigira, è un brano dall’anima emo.
Di seguito lo streaming via Spotify della soundtrack di Strappare lungo i bordi (è vero gli manca Libero dei romani Klaxon – che non c’è materialmente su Spotify – la aggiungiamo di seguito via YouTube). Su SA trovate 24H con Zerocalcare, un mini documentario sulle fasi di lavorazione della serie tv, attualmente il prodotto più visto in Italia su Netflix.