Fabrizio Gifuni in Portobello.

Sembra che Marco Bellocchio sia diventato una garanzia per la serialità

Presentata a Venezia la nuova miniserie in sei episodi: dopo “Esterno notte”, il regista si confronta con uno dei casi più controversi della giustizia italiana

La carriera di Marco Bellocchio è stata, per certi versi, un miracolo viste le peculiarità del nostro Paese. Ma questa sua esperienza con la serialità lascia davvero a bocca aperta: non solo il cineasta di Bobbio ha accettato di lavorare con la Rai dopo una vita da artista antisistema, ma si sta permettendo di affrontare argomenti scomodi alla sua maniera, realizzando serie capaci di conquistare un pubblico trasversale.

All’82ª Mostra del Cinema di Venezia sono stati presentati i primi due episodi di Portobello, il nuovo lavoro di Bellocchio, che sembra addirittura superare Esterno notte per la delicatezza e la complessità del tema affrontato.

Tortora in catene

Tortora in catene. L’eccezionalità di Marco Bellocchio

Portobello – titolo che richiama la celebre trasmissione televisiva – è una miniserie in sei episodi incentrata sul caso giudiziario che travolse Enzo Tortora, accusato da un pentito e incarcerato prima di essere processato. Oltre a raccontare il calvario personale e la prigionia del conduttore, Bellocchio mette in primo piano il ruolo della stampa italiana, responsabile di una gogna mediatica che colpì Tortora nonostante l’assenza di prove concrete a suo carico.

È un punto di vista caro al regista, che nei suoi film ha spesso indagato i rapporti tra potere e comunicazione, senza risparmiare critiche a chi quella comunicazione la produce. Nel cast figurano, tra gli altri, Fabrizio Gifuni, Lino Musella, Barbora Bobulova e Romana Maggiora Vergano.

Secondo la critica, i primi due episodi sono straordinari e fanno sperare in un risultato all’altezza della magnificenza di Esterno notte, il lavoro dedicato ad Aldo Moro. La miniserie andrà in onda nel corso del 2026 su HBO Max, presumibilmente a marzo.

Tortora sul set
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