Il produttore e rapper americano Sean “Diddy” Combs è stato giudicato colpevole per due capi d’imputazione legati al trasporto di persone a fini di prostituzione, al termine di un processo molto seguito a New York. L’artista è stato invece assolto dalle accuse più gravi, tra cui traffico di esseri umani e associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento sessuale, per le quali avrebbe potuto rischiare l’ergastolo.
La corte ha deciso di negare la libertà su cauzione: Combs resterà in custodia fino all’udienza di condanna. Il giudice Arun Subramanian ha motivato la decisione citando la sua storia di violenze domestiche, in particolare un episodio che coinvolge l’ex fidanzata Cassie Ventura, documentato in un video mostrato alla giuria.
Nonostante la possibilità di una condanna fino a 20 anni — dieci per ciascun capo d’accusa — il verdetto è stato interpretato da molti osservatori come una vittoria parziale per Combs. La strategia difensiva ha puntato sulla delegittimazione delle testimoni dell’accusa, in particolare due ex compagne, accusandole di opportunismo e sottolineando la mancanza di prove di coercizione.
Determinante, secondo vari esperti legali, è stata anche la decisione del giudice di escludere dal dibattimento il concetto di “controllo coercitivo”, considerato troppo vago per il diritto penale federale. Questo ha impedito ai giurati di inquadrare i presunti abusi in una cornice più ampia di manipolazione psicologica sistematica.
L’accusa, che aveva costruito il caso facendo leva sulla legge RICO — usata solitamente per colpire la criminalità organizzata — non è riuscita a convincere la giuria dell’esistenza di un sistema strutturato gestito da Combs.
La sentenza definitiva verrà pronunciata nei prossimi mesi.