Gianluca Grignani è tornato al festival con Quando ti manca il fiato, un brano autobiografico dalla duplice lettura, una dedica al padre defunto, bastardo ma perdonato, e a se stesso, bastardo e ancora combattuto, ora nella stessa posizione sua, quella di padre.
La canzone, rock a modo suo, buonista e un poco tronfia, non è un granché, ma Grigna non è a Sanremo 2023 per vincere, punta piuttosto a un booster di carriera che il recente singolo e il più volte posticipato (e ridimensionato) concerto per i 25 anni de La Fabbrica di plastica non gli hanno saputo dare.
Cinque minuti di puro e meraviglioso deliro sanremese.#Grignani #Arisa #Vessicchio #Sanremo2023
— Fabrizio Biasin (@FBiasin) February 11, 2023
Gianluca Grignani è un uomo diverso anche da quello che soltanto un anno fa aveva calcato il palco accanto a Irama per interpretare la sua La mia storia tra le dita, una rentrée quella dopo anni di assenza, ricca di sentimento ed emozioni, che appunto il duetto con Arisa cerca di convertire su binari ancor più anthemici, con la qualità dell’interpretazione sacrificata sull’altare dell’autocelebrazione.
Proprio come Quando ti manca il fiato è un agrodolce ritratto del Gianluca maturo, che ha metabolizzato le proprie sconfitte, così la sua Destinazione paradiso in versione karaoke è una parata di ricordi, con Arisa che nel cantarla si commuove tradendo l’outfit da mistress, e lui a intonarla come viene (e peggio) spogliandola di ogni significato, stretto in quel griffato chiodo à la Axl Rose.
Lo si vede compiaciuto di una ritrovata eppur fugace fama. Si prende l’audience per il singalong allungando la performance oltre il dovuto, per prendersi ciò che è suo e non gli sarà dato.
Grignani e Arisa sono i Coma_Cose dopo dieci anni di matrimonio.
[@maurizioneri79] pic.twitter.com/1YlOL4hvD4— Spinoza LIVE (@LiveSpinoza) February 10, 2023