Gli occhi lucidi e fervidi dell’amore come lente di ingrandimento per ritrarre, nei dettagli e in profondità una figura storica della cultura italiana. Lo sguardo passionale e complice di Dori Ghezzi, sua compagna di vita dal 1974, esplora un Fabrizio De André inedito in Lui, io, noi, libro pubblicato di recente da Einaudi, firmato dalla stessa cantante assieme a Giordano Meacci e Francesca Serafini – gli sceneggiatori del recente biopic Principe libero – e presentato oggi nella seconda giornata del Salone del Libro di Torino. Dalla tv alla pagina scritta, il concept narrativo sembra non variare: raccontare Faber nella sua intimità, nei gesti e nei pensieri quotidiani che hanno fatto da sfondo alla produzione musicale. Non un saggio musicale, neanche una biografia rock, bensì un romanzo che intreccia racconti di vita e esperienze artistiche, trasporto amoroso e passione per l’arte.
Per delineare il profilo inedito di una relazione e di un’artista, Meacci e Serafini sono dovuti entrare nella vita di Dori Ghezzi. Da lì hanno cercato di penetrare in un’altra esistenza, quella del Principe Libero: «Sono stati scassinatori di cassaforte – ha dichiarato la cantante di Lentate sul Sevese – Hanno estrapolato informazioni che spesso avevo tenuto per me». «Ho scoperto una Dori diversa da quella che conoscevo», ha raccontato Gabriele Salvatores, regista nel 1990 de La domenica delle salme, l’unico videoclip della carriera di De André. Il libro si distingue anche per un utilizzo perfetto e approfondito della lingua italiana, una scelta che permette di andare in profondità».
E profondo, così come secco, è stato anche il commiato di Roberto Vecchioni che, nella parte finale del panel, ha intonato due brani del compianto musicista: «Fabrizio De Andrè è la più grande ingiustizia culturale del Novecento, l’uomo che più di tutti meritava il premio Nobel».
Sulle nostre pagine trovate la recensione di Giulia Rossi relativa al biopic su Fabrizio De André trasmesso in tv e al cinema. (Foto di Ireneo Alessi)


