Ringo Starr si è unito a una sfilza di famosi batteristi, tra cui la ragazzina prodigio Nandi Bushell, per una cover del classico dei Beatles Come Together, tratto dallo storico album Abbey Road del 1969. La performance è parte della campagna di beneficenza Drum Together lanciata dall’organizzazione no-profit WhyHunger, che mira a porre fine alla fame nel mondo «fornendo risorse fondamentali per sostenere i movimenti di base e sostenere soluzioni comunitarie radicate nella giustizia sociale, ambientale, razziale ed economica».
Siamo tutti d’accordo che nessun bambino dovrebbe avere fame, e tutti dovrebbero avere accesso a cibo nutriente. Questa è una grande causa che ho sostenuto in passato e sostengo ora con una grande canzone – una delle mie preferite dei Beatles. Così, sono stato molto felice quando Jim Keltner mi ha chiesto di unirmi a tutti questi altri batteristi. Peace and love.
Ringo Starr
Al fianco del leggendario ex Beatles e della giovane musicista in erba troviamo altri importanti batteristi come, tra gli altri, Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers, Matt Cameron dei Pearl Jam, Jim Keltner, Brian Frasier-Moore, Steve Gadd, Cindy Blackman Santana e David Rozenblatt. Di seguito lo streaming integrale.
Ringo Starr ha recentemente ricordato il compianto batterista dei Rolling Stones Charlie Watts, scomparso lo scorso24 agosto, all’età di 80 anni, con le parole «Era un bellissimo essere umano. Era come The Quiet Man…». Sulle nostre pagine potete inoltre recuperare la recensione del suo album solista del 2005, Choose Love, firmata da Edoardo Bridda, come quella del suo disco Give More Love, curata da Davide Cantire.
Tra le ultime performance di Nandi Bushell, ricordiamo quella di R U Mine? degli Arctic Monkeys, con il batterista della band Matt Helders, oltre alla sua versione solista di Where Is My Mind? dei Pixies. Indimenticabile la drum-battle dello scorso anno che ha visto la giovanissima batterista contro Dave Grohl.
Riguardo ai mitici Fab Four, invece, su SA potete leggere molte recensioni, tra cui quella dell’epocale White Album, firmata da Stefano Solventi, oltre al lungo approfondimento monografico curato da Alessandro Pogliani.