Per far parlare di sé, Pitchfork ha scelto la strada del revisionismo pubblicando lo scorso 5 ottobre un articolo in cui ha proposto 19 idee di voto – anche radicalmente – modificato relativamente ad altrettante recensioni pubblicate nel corso degli ultimi 20 anni. Accanto al nuovo e vecchio voto, brevi trafiletti con le spiegazioni del caso.
Ad esempio, per Stories From the City, Stories From the Sea di PJ Harvey, stroncato all’epoca con un 5.4, viene proposto un generoso 8.4 con un testo a supporto a sottolineare quanto l’ambizione “glossy arena rock” lì rilevata non sia da stigmatizzare e quanto, anzi, la scrittura proposta dalla songwriter fosse, in verità, più diretta e tra le migliori di sempre. Viceversa, per Miss Anthropocene di Grimes la scala è inversa, osannato lo scorso anno con un 8.2, ora il giudizio scende drasticamente a 6.9. Perché? Perché, rispetto a Art Angels, l’artista in quest’ultima prova sembra una «versione cartoon di sé stessa» e la sceneggiatura del film sonoro proposto non tiene.
L’operazione di revisionismo più clamoroso – più di quelli riguardanti i dischi dei Daft Punk – ha come oggetto uno degli album del revival post punk più amati di sempre, il debut degli Interpol. Turn on the Bright Lights aveva preso uno stratosferico 9.5 all’epoca, mentre ora si deve accontentare di un moderato 7 in quanto lavoro più derivativo che originale. Di seguito dieci dei 19 album sottoposti a revisione con i rispettivi i voti prima e dopo. Ai link trovate i collegamenti alle nostre recensioni.
- Interpol: Turn on the Bright Lights (2002) 9.5 → 7.0
- The Strokes: Room on Fire (2003) 8.0 → 9.2
- Regina Spektor: Begin to Hope (2006) 7.5 → 8.5
- Charli XCX: Vroom Vroom EP (2016) 4.5 → 7.8
- Liz Phair: Liz Phair (2003) 0.0 → 6.0
- Daft Punk: Random Access Memories (2013) 8.8 → 6.8
- Daft Punk: Discovery (2001) 6.4 → 10
- Lana Del Rey: Born to Die (2012) 5.5 → 7.8
- Big Boi: Sir Lucious Left Foot: The Son of Chico Dusty (2010) 9.2 → 7.7
- Grimes: Miss Anthropocene (2020) 8.2 → 6.9