Intervistato sulle pagine web di Rolling Stone Italia Red Ronnie ha ripercorso la sua carriera televisiva, sottolineando gli sforzi compiuti per aiutare la musica e difendendo le sue prese di posizione dalla connotazione, giocoforza, politica. Il bello, però, arriva quando gli viene chiesta un’opinione riguardo alla pandemia globale da Covid-19, domande che gli danno modo di rimarcare nuove teorie del complotto rispetto a quelle già elencate nel recente passato, a proposito delle Sardine e oltre.
Ricapitolando brevemente: a proposito dell’ospitata di Salvini sul Barone Rosso – il suo programma in diretta su RoxyBar.tv ogni lunedì dalle 21 alla mezzanotte – il conduttore e giornalista dichiara che il segretario della Lega, tra tutti i politici che conosce, è «l’unico che ama la musica» e che il ministro Franceschini, sotto i suoi ripetuti inviti, «non è mai venuto in trasmissione». Afferma che musica e cultura non interessano ai politici e che l’unico che ha proposto una legge per costringere le radio a trasmettere musica italiana e artisti emergenti è stato Alessandro Morelli della Lega. Definendosi anarchico, dunque non di destra né di sinistra, Red Ronnie attacca la sinistra «che si arroga il diritto di essere l’unica a dare spazio alla cultura», ammettendo che purtroppo la cultura, in mano ai loro assessorati «funziona che ci sono dei soldi e si chiamano cortigiani e collusi» [c’è un probabile refuso nel testo originale].
Riguardo al Coronavirus, il presentatore dà il meglio di sé: crede che WhatsApp e internet siano migliori fonti di informazione rispetto ai tg e alla tv tradizionale dove c’è stato, a suo parare, uno «stravolgimento della comunicazione». Cita indirettamente Burioni al tempo in cui disse che il «virus non sarebbe mai arrivato in Italia» e su questo viene ribattuto dall’intervistatore che gli ricorda che «era una delle possibilità, non una certezza». Poi va al dunque spiattellando che lo scopo occulto dello stravolgimento di cui sopra era quello di «gettare l’Italia nella paura» quando il virus si combatte semplicemente «alzando le difese immunitarie», indicando quindi nella dieta vegana e nel «non avere paura» le uniche modalità per alzarle. «Sono vegano dal 1995 e da allora non mi ammalo», afferma, rimarcando le dichiarazioni di Daniela Martani dello scorso marzo, «quindi non ho paura di prendere il Coronavirus. È un esperimento di comunicazione mediatica per distruggere il nostro Paese e svenderlo».
L’intervista prosegue poi con un elogio al democratico Roxy Bar («Ha mescolato gli artisti importanti con quelli più giovani») con l’affermazione che nessun artista tra quelli intervistati lo ha colpito particolarmente (tranne il pittore William Congdon) e con l’elenco dei complimenti ricevuti sia come intervistatore («Michael [Jackson] avrebbe accettato di fare interviste in Italia solo se lo avessi intervistato [io]») sia dagli stessi intervistati (a cui «non leccava il culo come gli altri giornalisti») tra cui Bob Marley, davanti al quale si presentò con la maglietta dei Ramones e a cui chiese il motivo del suo «I love Selassié», ovvero l’imperatore d’Etiopia che aveva anche represso nel sangue le proteste dei giovani: «Lui mi disse: «Tu sei italiano? Quindi sei mafioso, mangi solo pizza?». Mi invitò a non ascoltare mai i giornali. Poi volle un’altra domanda: mentre gli altri gli leccavano il culo, con me aveva un confronto. Chiesi perché esaltava la ganja. Mi spiegò che prendere la ganja, che nasce in Giamaica, e portarla in una metropoli come Londra era pericoloso perché non è nel suo habitat naturale, come la cocaina dalle montagne della Bolivia. Lui usava la ganja perché era giamaicano e veniva dalla sua terra».