A distanza di alcuni mesi dall’episodio di Tale e Quale Show su Rai 1, in cui è andata in scena un’imitazione di Ghali da parte di Sergio Muniz che faceva ricorso al “blackface”, la pressione da parte dello stesso rapper milanese e di associazioni quali Lunaria, Italiani senza cittadinanza, Arci, Cospe e Razzismo Brutta Storia ha ottenuto da un portavoce del servizio pubblico un formale impegno a non avvalersi più all’irrispettosa pratica.
Nel merito della vicenda per la quale ci avete scritto, diciamo subito che assumiamo l’impegno – per quanto è in nostro potere – a evitare che essa possa ripetersi sugli schermi Rai. Ci faremo anzi portavoce delle vostre istanze presso il vertice aziendale e presso le direzioni che svolgono un ruolo nodale di coordinamento perché le vostre osservazioni sulla pratica del blackface diventino consapevolezza diffusa
RAI
Il blackface, ovvero l’atto di dipingersi il volto di un altro colore a seconda dell’etnia del soggetto da impersonare, è condannato ovunque, scriveva Ghali, dettagliando in un IG video la sua posizione a riguardo: «è una cosa di cui lo spettacolo non ha bisogno. È nato per un motivo: denigrare le persone di colore, dare una brutta impressione su di loro in America. Veniva usato per spaventare i bambini. Ne facevano uso attori bianchi che si travestivano da persone di colore e compivano atti osceni. Tipo stupravano, violentavano, uccidevano, facevano cose bruttissime… …Siamo gli unici che continuano a farlo, quando la comunità nera più volte ha chiesto a questo programma di smetterla, ma continuano a farlo, senza mai spiegarlo».
Sempre in tema blackface, lo scorso anno David Byrne si era pubblicamente scusato per averla usata in uno storico video dei Talking Heads, Stop Making Sense del 1984. Per i dettagli sulla lettera inviata alla RAI da Lunaria e la risposta del servizio pubblico radiotelevisivo vi rimandiamo a una pagina dedicata sul sito dell’associazione.