Adele accusata di appropriazione culturale. David Byrne si scusa per la Blackface

Le personali celebrazioni del Carnevale di Notting Hill da parte di Adele hanno attirato l'indignazione degli attivisti (ma anche il supporto di celebrità). David Byrne si è scusato per aver indossato la blackface in un video degli anni '80

Le personali celebrazioni del Carnevale di Notting Hill da parte di Adele hanno attirato l’indignazione degli attivisti. La popstar, che domenica scorsa si è fatta immortalare via Instagram con bikini, bandiera giamaicana e un’acconciatura afro, è stata accusata di appropriazione culturale.

Portare trecce Bantu – vedi in passato anche il caso di Nina Kraviz – se sei un bianco è qualcosa che oggigiorno non passa mai inosservato. Adele, e/o chi le cura l’immagine sui social, era – con tutta probabilità – al corrente di tutto questo, così come era consapevole dei riflettori mediatici che le sarebbero piovuti addosso. Il Black Lives Matter, del resto, ha portato la discussione sull’utilizzo, a qualsiasi livello, di segni e i simboli, costumi e le modalità propri di una minoranza da parte di una maggioranza ad un livello globale. Ogni nuova occasione per mettere all’attenzione pubblica/social tutto questo è necessaria, se non altro, per infondere consapevolezza e rispetto, oltre che per evitare beceri sfruttamenti o prese in giro. Nello specifico della popstar britannica, per l’amica Naomi Campbell si è trattato di un bel gesto, un omaggio culturale, per altri non ha resistito a mostrarsi nuovamente per come è ora dopo la sbandierata dieta Sirt, per altri ancora, più categorici, l’acconciatura che ha utilizzato «non è una cosa per bianchi, punto».

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Altro caso è quello di David Byrne, che via Twitter si è pubblicamente scusato per l’utilizzo della blackface in uno storico video dei Talking Heads, Stop Making Sense del 1984. Nel clip il cantante compariva travestito da differenti personaggi/intervistatori di se stesso, di cui alcuni di colore. «Ho commesso un grave errore – scrive il cantante – che denota la mia totale mancanza di comprensione. È stato come guardarmi allo specchio e vedere qualcun’altro».

Quella dei bianchi che si dipingono la faccia di nero per impersonare uomini e donne di colore è una pratica che negli Stati Uniti, ma non solo, ha un lungo – e triste – trascorso. Di recente si è molto discusso del caso di Via Col Vento e, stando in ambito musicale, gli Animal Collective hanno modificato la copertina di un loro EP del 2006 e il titolo di un loro album del 2003, Here Comes The Indian. A proposito di Indiani, anche One Little Indian ora si chiama One Little Independent Records, con scuse del proprietario. Nel dibattito scatenatosi in questi mesi sono in molti a porsi la domanda del limite da porre allo spettro delle possibili appropriazioni culturali. Senz’altro nessun cambiamento profondo può mai trovar posto in una società che risolve la questione delegandola alle pratiche del politicamente corretto (vedi anche la discussione all’interno del cinema su questo). Indossando cioè acriticamente un protocollo e lasciando fuori dalla porta la comprensione.

Mi piacerebbe pensare di essere al di là dal commettere errori come questo, ma chiaramente all’epoca non lo ero. Come ho ribadito alla fine dello show Broadway American Utopia “Devo cambiare anch’io”… e credo di essere cambiato da allora. Si spera che le persone permettano a qualcuno come me, chiunque davvero, di crescere e cambiare, e che il passato possa essere esaminato con onestà e responsabilità

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