Dopo l’avvio della residency europea a Madrid, i Radiohead hanno portato il loro tour nelle prime date italiane, aprendo l’Unipol Arena di Bologna il 14 novembre e concludendo la serie il 18. Setlist attentamente selezionate da Thom Yorke, Ed O’Brien e Philip Selway, con il supporto della band, hanno mostrato una logica di rimescolamento all’interno di un pool di brani di circa 65-70 canzoni, pur mantenendo un nucleo di classici che ha attraversato tutte le otto serate tra Madrid e Bologna.
Il tour conferma la vocazione della band a unire legacy e chicche: brani storici degli anni Novanta e Duemila, come Paranoid Android, Karma Police, Let Down e Fake Plastic Trees, si alternano a ritorni attesi da anni (Sit Down. Stand Up. dal 2004, Just dal 2009, Subterranean Homesick Alien dal 2017). Da segnalare anche i debutti assoluti in questo tour di queste prime date: All I Need, Nude, Reckoner, Airbag, Separator, Pyramid Song, Exit Music (for a Film), Street Spirit (Fade Out), Present Tense, The Daily Mail, Optimistic, Kid A e Talk Show Host.
L’album più suonato e i brani fissi
Analizzando le otto date – Madrid 4, 5, 7, 8 e Bologna 14, 15, 17, 18 novembre – emerge che OK Computer resta l’album dei Radiohead più presente, con brani come Paranoid Android, Karma Police, Let Down, Lucky, Airbag, Exit Music (for a Film) e Subterranean Homesick Alien inseriti quasi sistematicamente nei set; mentre gli altri album frequentemente rappresentati sono Hail to the Thief, In Rainbows e Kid A.
Il nucleo fisso di brani attualmente presente in tutte le serate comprende:
- 2 + 2 = 5
- Sit Down. Stand Up.
- Ful Stop
- You and Whose Army?
- Myxomatosis
- No Surprises
- There There
- Let Down
- Weird Fishes/Arpeggi
- Paranoid Android
- Everything in Its Right Place
Debutti, rientri e momenti di sorpresa
Il tour ha visto un equilibrio tra rientri storici e debutti:
Rientri storici
- Sit Down. Stand Up. (dal 2004, Madrid 4)
- Subterranean Homesick Alien (dal 2017, Madrid 4)
- Just (dal 2009, Madrid 7 e Bologna 14, 17)
- Nice Dream (dal 2009, Madrid 5 e Bologna 15, 18)
- Planet Telex come opener (dal 2008, Madrid 7 e Bologna 14)
Debutti assoluti del tour
- All I Need
- Nude
- Reckoner
- Airbag
- Separator
- Pyramid Song
- Exit Music (for a Film)
- Street Spirit (Fade Out)
- Present Tense
- The Daily Mail
- Optimistic
- Kid A
- Talk Show Host
Modalità del tour e rapporto con il pubblico
Pur variando aperture, debutti e alcune rotazioni di brani, la musica dei Radiohead – simbolicamente sottolineata dalla scelta del palco circolare, con la band al centro del parterre e il pubblico disposto a 360° – resta al centro dello show. Gli scambi con il pubblico sono ridotti, mentre la band sfrutta una variegata strumentazione, alternandosi tra strumenti, muovendosi dietro pannelli semitrasparenti e botole sceniche, e integrando sezioni ritmiche aggiuntive, come il contributo di Chris Vatalaro. Momenti simbolici come snippet di Sit Down. Stand Up. in Everything in Its Right Place o l’intro di Harry Patch (In Memory Of) aggiungono ulteriori sfaccettature e profondità al set.
Gli encore sono stati pensati per il massimo pathos, con brani cardine (Fake Plastic Trees, Let Down, Paranoid Android, You and Whose Army?, A Wolf at the Door, Just, Karma Police) a costruire un climax emotivo e sonoro.
Qualità audio a Bologna
Era inevitabile: la scelta del palco centrale all’interno di palazzetti già di per sé segnati da annosi problemi acustici avrebbe causato seri problemi di resa sonora. Nelle quattro serate bolognesi c’è stato chi ha definito l’esperienza il peggior concerto dei Radiohead in assoluto dopo averne visti parecchi, chi ha sottolineato che la qualità dell’audio era indubbiamente scarsa nelle prime battute dello show, nei primi 4-6 brani, per poi migliorare gradualmente. Dal parterre e dai settori centrali del secondo anello si leggono commenti meno severi, con spettatori che hanno apprezzato voce, strumenti e dettagli dei brani, parlando di un’esperienza immersiva e travolgente, capace di esaltare l’energia della band e la varietà della scaletta.
I problemi più frequenti riguardavano i settori esterni e le file più alte degli anelli: la voce di Thom Yorke e le chitarre di Jonny Greenwood risultavano a volte poco udibili o ovattate, mentre i brani più complessi e chitarristici come There There e Bodysnatchers soffrivano maggiormente. Alcuni commentatori hanno evidenziato come l’acustica fosse più favorevole verso il settore Nord, dove era posizionata la regia, penalizzando chi si trovava nelle zone opposte. Non di rado, la responsabilità veniva attribuita al sound man e alle scelte di bilanciamento dei volumi più che alla struttura dell’arena.