Lunedì 27 settembre R. Kelly è stato giudicato colpevole a Brooklyn, New York, di tutti e 9 i capi d’accusa mossi nel processo federale che lo vede coinvolto per sfruttamento della prostituzione, riporta CNN. Tra questi ci sono racket e sfruttamento sessuale di minori, rapimento e lavoro forzato, accuse che il produttore e cantante r’n’b nega ma che il verdetto previsto per il 4 maggio 2022 potrebbe trasformare da 20 anni di prigione fino all’ergastolo.
Tra i reati, il più grave secondo l’autorità federale è proprio quello di racket che lo vede a capo di un organizzazione volta all’adescamento di ragazze, ragazzi e giovani adulti per soddisfare i suoi desideri sessuali. Il produttore, sfruttando fama, potere e ricchezza ottenuti da fortunati singoli discografici (I’m Your Angel, I Believe I Can Fly, Ignition (Remix)), secondo i PM, aveva attivato una rete criminale per adescare le proprie vittime per poi sedurle e abusare di loro, costringendole poi al silenzio con minacce e violenze. Solo per questo capo d’accusa Kelly rischia fino a 20 anni di galera.
Il giudice Ann M. Donnelly ha stabilito che durante il processo l’accusa potesse ripercorrere la vicenda del produttore fino ai primi anni ’90, periodo in cui Kelly riuscì con l’inganno a sposare l’allora 15enne (e incinta di lui) Aaliyah presentando un falso documento d’identità ottenuto illegalmente da un impiegato statale. Tra le 45 testimonianze, 11 si sono rivelate cruciali per individuare con precisione i numerosi episodi di abuso e violenza perpetrati da Kelly quando le vittime erano ancora minorenni.
Nel frattempo, Robert Sylvester Kelly – questo il vero nome – è dal 2019 detenuto in una prigione federale e a quanto pare è finito al verde. Il processo federale non è neppure l’unico a suo carico: nell’immediato futuro, il produttore 54enne si dovrà difendere da simili procedimenti attivati in altri Stati americani come l’Illinois e il Minnesota.