I Queens of the Stone Age hanno pubblicato gratuitamente su YouTube Alive in the Catacombs, il film-concerto girato nel luglio 2024 nelle catacombe di Parigi, uno spazio sotterraneo che ospita i resti di oltre sei milioni di persone e che ha imposto alla band un confronto diretto con tempo, corpo e memoria.
Più di un concerto
L’uscita libera arriva dopo una distribuzione articolata: il noleggio sul sito ufficiale del gruppo, il passaggio nelle sale – anche italiane – con eventi speciali a giugno e il successivo Catacombs Tour, che ha fatto tappa nel nostro paese il 18 ottobre al Teatro Lirico Giorgio Gaber di Milano.
Alive in the Catacombs non è un semplice concerto filmato, ma una performance site-specific in cui la musica viene ripensata per adattarsi all’acustica naturale e all’atmosfera intima dell’ossario. La scaletta raccoglie brani iconici dei QOTSA, riarrangiati per chitarra acustica e trio d’archi, registrati in un’unica ripresa senza sovraincisioni, seguendo vincoli tanto tecnici quanto simbolici.
Un momento delicato
Come raccontato da Josh Homme in un’intervista al Corriere della Sera, il film nasce in uno dei momenti più delicati della sua vita recente. Nei giorni immediatamente precedenti le riprese, il frontman era consapevole di essere in un condizione fisica «seriamente compromessa», ma decise comunque di portare a termine un progetto che rischiava di sfumare per sempre. Tra Roma e Venezia, prima dei concerti italiani dell’estate 2024, Homme chiese di essere portato in ospedale; riuscì a salire sul palco solo a Milano, una serata di cui – ha ammesso – non ricorda nulla, prima di volare a Parigi per registrare il film. Subito dopo, un rientro d’urgenza negli Stati Uniti, 40,5 di febbre e un intervento chirurgico a poche ore dall’atterraggio.
Performance e documentario
Nella recensione pubblicata su SA, Edoardo Napolitani descrive Alive in the Catacombs come «un’opera che galleggia tra diversi piani: performance acustica, documentario intimista, confessione postuma (per finta) e rito funebre». Il film si articola infatti in due parti: la prima, in bianco e nero, è dedicata alla performance tra scritte latine, teschi e arrangiamenti spogli; la seconda ricostruisce il contesto, intrecciando immagini delle catacombe con riprese dai concerti dell’estate 2024, inclusi Roma e Milano. Un lavoro attraversato da una tensione reale, in cui anche i tagli di montaggio più bruschi sembrano rispondere a una poetica della fine più che a esigenze narrative.
«Mi piegavo dal dolore tra una ripresa e l’altra. È stato il mio Everest personale», ha raccontato Homme, spiegando di aver guardato alle catacombe come a un Live at Pompeii rovesciato: uno spazio in cui è l’antichità a dominare la scena, non la band. Lo stesso Homme – scherzandoci su – ha definito quello parigino «il pubblico più numeroso davanti al quale abbiamo mai suonato».
Diretto da Thomas Rames e prodotto da La Blogothèque in collaborazione con Matador Records, Alive in the Catacombs include anche un documentario dietro le quinte che racconta la genesi del progetto. Non un film perfetto né un prodotto pensato per nuovi adepti, ma – come conclude Napolitani – un documento prezioso, un frammento di umanità vulnerabile sospeso tra ombra e rinascita.
I Queens of the Stone Age torneranno in Italia anche nel 2026. La band è attesa sul palco dell’Ippodromo Snai La Maura per I-Days Milano 2026. L’ultimo album in studio resta In Times New Roman…, pubblicato nel 2023.