Patagarri al concerto del Primo Maggio Roma 2025
Patagarri al concerto del Primo Maggio Roma 2025

Primo Maggio, polemiche per il canto pro Palestina dei Patagarri. Fadlun: “Violenza inaccettabile”

La band intona "Palestina libera" durante il concerto, scatenando dure reazioni dalle comunità ebraiche italiane

Dopo la polemica mediatica che sta tuttora travolgendo la band irlandese Kneecap, vicenda sulla quale sono intervenuti anche i Massive Attack, un nuovo episodio di conflitto è emerso a San Giovanni, durante il concerto del Primo Maggio a Roma. I Patagarri, nel corso della loro esibizione, hanno intonato il coro “Palestina libera”, accompagnandolo a una melodia della tradizione ebraica, suscitando l’immediata replica da parte delle comunità ebraiche italiane.

Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, ha espresso il suo sconcerto in una dichiarazione riportata dall’ADN Kronos: “Siamo attoniti per quanto avvenuto dal palco istituzionale del 1 maggio, organizzato dalle sigle sindacali, in una ricorrenza ufficiale dell’Italia e senza alcuna vigilanza da parte della Rai, che ha poi trasmesso il programma. Ancora una volta, per acclamare la liberazione della Palestina (non dei palestinesi), si elude ogni riferimento al reale contesto mediorientale e alla presenza soffocante di Hamas”.

Di Segni ha anche criticato l’appropriazione di una canzone ebraica, che “ha come significato la gioia di stare insieme” e che, secondo lei, è stata “appositamente stravolta con l’effetto di creare divisioni e generare odio antisemita, anziché mettere in campo ogni sforzo per la convivenza tra i popoli”.

Parole ancora più dure arrivano da Victor Fadlun, presidente della Comunità Ebraica di Roma: “Appropriarsi della nostra cultura, delle melodie a noi più care, per invocare la nostra distruzione, è ignobile. C’è qualcosa di davvero sinistro, macabro, nell’esibizione dei Patagarri. I nostri più grandi odiatori nella storia sono quelli che hanno strumentalizzato la nostra cultura e mentalità.”

Fadlun ha infine evocato l’attacco al Nova Music Festival del 7 ottobre, collegandolo direttamente all’esibizione vista in TV: “Pensate a cosa ha fatto Hamas dei nostri bambini, proprio sapendo che così ci colpivano nella cosa più sacra: la speranza. Ascoltare una nostra canzone dal palco del Primo Maggio in diretta tv, culminante nel grido ‘Palestina Libera!’, lo slogan delle piazze che invocano la cancellazione di Israele, è un insulto e una violenza inaccettabile.”

Se nel caso dei Patagarri la controversia sembra destinata a esaurirsi nel consueto vortice social, quello dei Kneecap ha innescato conseguenze più gravi: un’indagine da parte della polizia antiterrorismo britannica e la cancellazione di alcune date dal vivo della band. Per entrambe le vicende, però, vale quanto dichiarato dal manager del gruppo irlandese, Daniel Lambert, e dai Massive Attack, intervenuti pubblicamente in loro difesa. “Parliamo di Kneecap per giorni, mentre bambini muoiono di fame”, ha detto Lambert, citando anche l’uccisione recente di 14 medici e un operatore ONU da parte dell’esercito israeliano.

“I Kneecap non sono la storia — hanno scritto i Massive Attack in un post —. Gaza è la storia. Il genocidio è la storia”. Il gruppo ha inoltre accusato la stampa e la politica conservatrice di voler concentrare l’indignazione pubblica sulla band per spostare lo sguardo da ciò che sta accadendo realmente a Gaza.

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