Si è conclusa ieri la quattordicesima edizione del Primavera Sound Festival di Barcellona, popolare rassegna catalana che, anche quest’anno, si è distinta sia per la varietà dei generi proposti, sia per la qualità complessiva della proposta. Come tradizione, l’organizzazione ha prontamente diffuso un comunicato riassumendo il meglio in termini di partecipazione e non tralasciando alcune cifre importanti che evidenziano la crescita sostenuta. Sette mesi dopo l’affissione di un grande poster nel centro storico di Barcellona che ne annunciava la partecipazione, gli Arcade Fire, con quasi due ore di show, hanno letteralmente sbancato l’edizione 2014 raccogliendo i maggiori consensi e la maggiore affluenza di pubblico. A ruota, hanno infiammato i palchi principali i Queens Of The Stone Age, il sofisticato art rock di St. Vincent, i rodatissimi live di Pixies e National, mentre Neutral Milk Hotel e Slowdive, tra le reunion più attese, hanno entusiasmato e convinto i presenti.
Pop/rock a parte, al Primavera Sound hanno raccolto un grande successo i Disclosure con il loro energetico house set, l’orchestra poliritmica degli Antibalas, l’hardcore dei Touché Amoré, il metal “moderno” dei Deafheaven, il free-jazz della Sun Ra Arkestra, l’avant-rock di Teho Teardo & Blixa Bargeld, il noise dei Wolf Eyes e l’elettronica organica dei Darkside. Maggiore spazio è stato concesso alle sonorità elettroniche, anche grazie ad un nuovo stage dedicato al brand/serata Boiler Room attrezzato con un potentissimo impianto Bower & Wilkins. Tra gli act – divisi su vari palchi – ricordiamo: Laurent Garnier, Julio Bashmore, Moderat, The Haxan Cloak, Factory Floor e Andy Stott.
Riguardo alle cifre, quest’anno il Primavera Sound ha visto incrementare il numero di partecipanti, cresciuti del 31,6 % rispetto alla precedente edizione, totalizzando così – negli oltre 350 concerti – un’affluenza complessiva di più di 190.000 spettatori. Gli incontri professionali (Primavera Pro), inoltre, hanno potuto contare su un totale di 2653 addetti ai lavori, dei quali il 51% proveniente da Paesi diversi dalla Spagna, inclusi Nuova Zelanda, Brasile, Sud Africa e Giappone.