Il malcontento della comunità musicale per gli iniqui guadagni derivanti dalla musica in streaming ha prodotto in questi anni diffusa indignazione sui social, interrogazioni parlamentari, petizioni rivolte al Governo britannico, spingendo i colossi dello streaming a fare qualcosa a riguardo. Apple, ad esempio, ha rivelato pubblicamente quanto paga per singolo stream e questo sia per mostrare un volto artist friendly sia in funzione strategica, in quanto gli indicatori più affidabili del mercato danno la remunerazione del concorrente Spotify a circa la metà dell’offerta di Cupertino.
Ad aggiungersi al coro degli indignati è il Modfather in persona, Paul Weller, sulla copertina dell’ultimo numero di Mojo e presente all’interno del magazine con una lunga intervista in cui tra i vari temi è stato trattato quello dello streaming. L’ultimo album del cantante britannico, Fat Pop è stato anticipato da Shades Of Blue (e altri due brani), mentre il precedente, On Sunset, pubblicato a luglio dello scorso anno. Proprio per quel disco Weller afferma di aver fatturato circa 9.500 sterline a fronte di 3 milioni di stream totalizzati. «Ok saranno anche 9.000», ribadisce il musicista, «ma non sono sono di certo tre milioni di sterline o no?».
Spotify va bene per chi acquista il servizio. Paghi 9 pound al mese e ti ascolti quello che ti pare, per gli artisti fa schifo… …quel bastardo che ha pensato che la musica dovesse esser gratis era un genio del marketing e quel genio purtroppo non tornerà nella bottiglia…
Paul Weller
Per i dettagli e la recensione di Fat Pop vi rimandiamo al post dedicato. All’inizio dell’anno Gary Numan, l’autore di alcuni hit single di area new wave e new romantic tra gli anni ’70 e ’80, aveva a sua volta denunciato gli scarsissimi guadagni derivanti dallo streaming alzando, nel suo caso, qualche perplessità sulle proprie dichiarazioni.
