Apple Music scrive ad artisti ed etichette discografiche rivelando quanto paga per stream

È la prima azienda a rivelare pubblicamente l'importo pagato per singolo stream. Un penny non sarà molto ma è sempre il doppio di quel che offre Spotify

A denunciare gli scarsi guadagni derivanti dallo streaming sono centinaia di migliaia di musicisti. Lo scorso dicembre, una delle ultime a lamentarsene era stata la cantautrice britannica Nadine Shah e, come lei, anche Gary Numan, Ed O’Brien dei Radiohead, Guy Garvey degli Elbow, Tom Gray dei Gomez erano tornati, nello stesso periodo, a chiedere al governo britannico di fare qualcosa a riguardo. Nel frattempo, con la pandemia, la pressione sulle piattaforme di streaming è notevolmente aumentata: senza concerti, aumentare le revenue è diventato una priorità assoluta, o meglio, una questione di sopravvivenza.

Fermo considerando che le percentuali ufficiali per stream non erano e non sono note e che, nel frattempo, i ricavi sono un poco saliti, da quanto si sapeva da Digital Music News, Tidal, Deezer, Amazon, Spotify e YouTube pagavano, tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019, ripetitivamente $0.0125, $0.0064, $0.00402, $0,003/0,005 e $0.00074 per ogni volta che un brano veniva riprodotto sulle loro piattaforme.

Stando così la situazione, ha fatto scalpore quanto ha deciso di fare Apple lo scorso 16 aprile: in una lettera rivolta ad artisti e etichette discografiche ha rivelato – ed è la prima a farlo – di pagare attualmente un penny a stream (lo 0,01$ ovvero 0,083 euro), qualcosa di più di quello che era stato comunicato da Digital Music News nel medesimo report ($0.00735).

Chiaro, l’intento dell’azienda è quello di voler mostrarsi artist frinedly. Come altrettanto evidente che un penny non rappresenta certo una vittoria per gli artisti …ma è pur sempre il doppio di quel che paga Spotify…

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