Negli anni Sessanta esisteva un filo conduttore che legava musica, droghe sintetiche e movimenti di protesta pacifica (e non). Il famoso periodo delle contestazioni studentesche aveva avuto i natali in ambiente universitario: negli Stati Uniti, è stata Berkley (Università della California) a partorire le prime idee rivoluzionarie di quella che sarebbe stata rinominata “la generazione del ’68”. Sembrerà un caso, ma proprio in quel campus si trovava Don Buchla, pioniere della musica elettroacustica e uno dei simboli principali della controcultura (scomparso nel 2016). Nel 1963 aveva iniziato la produzione in serie dei famosi sintetizzatori modulari Buchla 100, tra i primi in grado di manipolare e organizzare analogicamente suoni elettronici base; oggigiorno, i Buchla 100 sono molto rari e per questo motivo possono essere visionati soltanto in ambienti specifici come le università (per l’appunto) o musei specializzati. Per quanto riguarda invece le droghe, c’è da dire che al tempo i giovani contestatori avevano cominciato a sperimentare una “dipendenza” da droghe sintetiche (LSD) e naturali (cannabis) immesse per la prima volta sul mercato e innalzate anch’esse a forme di espressione del dissenso socio-politico. In particolare, tra i primi fabbricatori illegali di LSD troviamo Owsley Stanley, l’ingegnere del suono della band acid-rock Grateful Dead, nonché figura chiave del movimento hippie dell’area di San Francisco; è noto che fosse un amico stretto sia di Ken Kesey, scrittore ed esponente della Beat Generation, sia di Buchla.
Come riporta una stampa locale di San Francisco, alla Cal State University di East Bay è successo un fatto che sembrerebbe rievocare quel preciso contesto storico-culturale. Un manager della KPIX Television, Eliot Curtis, impegnato nel restauro di un vecchio modello di Buchla 100 scovato in una stanza degli archivi dell’università californiana (probabilmente era lì dagli anni Sessanta), si è ritrovato immerso in un vero e proprio trip allucinogeno. Per proseguire la manutenzione in tranquillità, il tecnico aveva portato il sintetizzatore nella sua abitazione. All’interno dello strumento aveva trovato questa «incrostazione cristallina» che aveva cercato di rimuovere usando prima un solvente e poi le mani. Secondo il racconto dei tipi della KPIX, dopo circa 45 minuti l’uomo ha cominciato a sentirsi strano… ed è partito per un lungo trip di nove ore. La sostanza trovata nel sintetizzatore è stata in seguito identificata come LSD, a dimostrazione di come questa droga possa essere assunta anche attraverso la pelle e possa rimanere “attiva” per decenni; a maggior ragione, se tenuta in un posto a protetto come una vecchia e polverosa stanza buia di un’università.
Per quanto possa risultare improbabile che l’LSD trovato sia da ricollegarsi all’amicizia tra Don Buchla e Owsley Stanley, l’accaduto può essere senz’altro reputato come un particolare e allucinogeno viaggio nel tempo, a spese ovviamente del manager della KPIX Television. Nella pagina dedicata su SA potete trovare diverse informazioni sui Grateful Dead e la recensione del famoso live album del ’71 Grateful Dead (Skull and Roses).