collage con Wu-Tang Clan, Martin Shkreli e Once Upon a Time in Shaolin via COS

“Once Upon a Time in Shaolin”, Wu-Tang Clan e Martin Shkreli. Una delle più assurde storie del terzo millennio diventa un film

L'assurda storia dell'acquisto da parte di Martin Shkreli di “Once Upon a Time in Shaolin” del Wu-Tang Clan diventerà un film

La vicenda dell’acquisto milionario di Once Upon a Time in Shaolin – l’album dei Wu-Tang Clan prodotto in una sola copia extralusso – da parte di un misterioso compratore che si è rivelato essere Martin Shkreli sarà oggetto di un film distribuito da Netflix. A dirigere il progetto troveremo Paul Downs Colaizzo, mentre  RZA e Ian Edelman (della Plan B di Brad Pitt) si occuperanno rispettivamente della produzione e della sceneggiatura.

Di che storia si tratta? Di una delle più inclassificabili degli ultimi anni. A maggio del 2015 il leggendario album del collettivo di Staten Island viene venduto per 2 milioni di dollari a Shkreli, allora boss di Turin Pharmaceuticals nonché finanziatore del Collect Records, magnate tristemente noto per aver alzato alle stelle il prezzo del Daraprim (un farmaco usato per trattare i pazienti affetti da AIDS e cancro) meritandosi l’appellativo di pharmadouche (ovvero il “farmacretino”). Impossessatosi del prezioso disco, il tycoon viene indagato per frode dall’FBI che lo arresta lo stesso dicembre, accusandolo di aver architettato un elaborato schema di Ponzi ai danni del suo ex datore di lavoro. L’accusa è di sottrazione indebita di milioni di dollari.

A questo punto la storia prende una piega surreale in cui realtà e fiction si sovrappongono: Shkreli, libero su cauzione e con una condanna a vent’anni a pendergli sulla testa, minaccia di distruggere l’unica copia dell’album in un allucinante diss video in cui chiama in causa direttamente Ghostface Killah. Il rapper del collettivo lo aveva preso in giro chiamandolo “shithead” nei giorni precedenti, così il manager lo ripaga con la stessa moneta impersonando il villain della storia. L’anno successivo è l’anno della vittoria di Trump. Il perfido tycoon festeggia facendo ascoltare parti dell’album solo-per-le-sue-orecchie in un famigerato live stream ma c’è poco da festeggiare: la sentenza che lo trova colpevole dei reati ascritti arriva di lì a qualche mese. La condanna è a sette anni. A quel punto, Shkreli si gioca il tutto per tutto: cerca di vendere il disco su eBay, RZA tenta persino di ricomprarlo, ma l’FBI blocca tutto. Il disco, assieme ad un patrimonio di circa 7,36 milioni di dollari, fa parte dei beni congelati all’ex manager farmaceutico.

Quest’anno pharmadouche torna agli onori della cronaca. E lo fa ancora un volta nel suo tipico stile trash: fa appello per la liberazione anticipata ma gli viene negato dopo l’ennesima sparata: dichiara di aver scoperto il vaccino per il Covid-19.

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