Non è una novità. La retromania non accenna a diminuire sulle preferenze e sulle abitudini di ascolto di chi consuma musica on e offline, ma se questo è un dato assodato, corroborato dalle tonnellate di boxset che ogni anno trattiamo su queste pagine, l’interesse nei confronti della cosiddetta musica di catalogo, ovvero quella più vecchia di 18 mesi, è un fenomeno in netta ascesa posto all’attenzione da un nuovo studio dell’istituto Nielsen, riportato dal Wall Street Journal.
Dalla ricerca emerge come le maggiori piattaforme dedicate all’ascolto di musica online – e parliamo di Spotify, YouTube, Amazon – abbiano negli ultimi tempi riorganizzato le proprie politiche interne, creando, ad esempio, posizioni dirigenziali ad hoc dedicate alla musica di catalogo e, nel contempo, incrementando le quote di classici più o meno recenti in interfacce, caroselli e playlist. Lo studio indaga inoltre alcune delle ragioni dietro al complesso fenomeno. In primo luogo sono sempre di più gli adulti che ascoltano musica in streaming, in secondo, è sulla “fascia degli anziani” che le piattaforme di streaming stanno scommettendo di più per il prossimo futuro in termini di nuove iscrizioni.
Prepariamoci dunque a vedere sempre più iniziative legate ai grandi cataloghi del passato. Quest’estate, ad esempio, Led Zeppelin, Warner e Spotify hanno stretto un accordo per festeggiare il 50esimo anniversario della band che dava la possibilità agli utenti iscritti alla multinazionale svedese di creare playlist ad hoc e di personalizzarle con il proprio nome scritto con i caratteri del logo della formazione. Strategicamente sono state invitate personalità importanti a crearne di proprie – come Jack White – e quest’ultime hanno prevedibilmente ottenuto il successo più imponente a livello di consultazione e streaming.
Ma non sono solo i vecchi ad ascoltare la musica con la quale sono cresciuti. Un altro dato dell’analisi Nielsen riguarda il consumo della musica di catalogo da parte dei giovani, con l’articolo del WSJ a fare l’emblematico esempio dei Nine Inch Nails scoperti da migliaia di ragazzi per via della cover che Miley Cyrus ha eseguito all’interno di un episodio dell’ultima stagione di Black Mirror. Non secondario è inoltre il ruolo esercitato da biopic e serie tv nell’immaginario collettivo odierno. I casi più eclatanti in questo senso sono i recenti film dedicati a Queen e Elton John, e a questi possiamo aggiungere anche produzioni Netflix come The Dirt, dedicato alla storia dei Mötley Crüe, e lo stesso Black Mirror, da sempre molto attento alla propria selezione musicale, per non parlare di Tredici.