Nella giornata di ieri Morgan ha indetto una conferenza stampa con un modalità mai utilizzata prima d’ora: un gruppo Whatsapp moderato da Enrico Silvestrin a cui sono stati invitati un centinaio di giornalisti tra cui il sottoscritto. Durante le oltre due ore di discussione, tra testi, vocali e video, le domande hanno finito per assomigliarsi e così le risposte di Marco Castoldi che, in sostanza, ha cercato di dipingersi come paladino della cultura in un programma assoggettato a logiche di mercato, di mostrare i contorni di un complotto ordito da un “sistema” nei suoi confronti e di dichiarare illegittima la modalità con la quale è stato interrotto il rapporto di collaborazione.
Davide Simonetta scrive le canzoni per loro, sono una combriccola di produzione discografica sostenuta dalla Warner che è anche la produzione del programma. Fedez, Dargen, la Michielin sono una squadra di lavoro che ha occupato X Factor. Non solo ero scomodo, ho smascherato i loro interessi
Morgan
Morgan afferma più volte di non voler né cause né vendette, dall’altro lato insiste fieramente sul suo ruolo anti-sistema all’interno del talent e sulle presunte invidie che ne sono derivate (“forse ho minato equilibri economici di sistema, smascherandone l’illegittimità”). Tra tutte, è chiaro, la rappresaglia più temuta è quella di Fedez che – forse per malcelata sfida – è anche colui che ne esce peggio da tutto il carteggio.
Quel che ho detto a Fedez è stata una cosa ironica, autoironica, poi chiedendogli subito scusa via messaggio. Lui è stato terribile, Fedez mi ha detto cose orrende e diffamanti, mi ha aggredito mentre ero in camerino con mia figlia di tre anni, che ho dovuto abbracciare per tranquillizzarla, con lui che batteva i pugni sulle pareti dicendo che i depressi si sarebbero tutti scagliati contro di me, bestemmiava e ha chiesto il mio licenziamento urlandomi pezzente davanti a tutti. Gridava come un pazzo, faceva accapponare la pelle e mia figlia mi chiedeva “papà perché hai paura? questa è la scena, io nel camerino e quindi nonostante tutto reagisco a questa cattiveria umana senza diventare come loro
Morgan
Domani, se i piani sono ancora questi, Marco Castoldi presenta Sì, certo l’amore, primo singolo estratto dal suo ritorno discografico. I testi sono di Pasquale Panella, l’album, dato in uscita la scorsa domenica, ancora non ha una data d’uscita. La chiacchierata Whatsupp inizia proprio così, con il cantautore che vorrebbe brindare con i giornalisti all’uscita del brano. Ed è questo ciò che conta davvero, la qualità di un ritorno discografico sulla lunga distanza, propriamente detto, che rompe 16 anni di silenzio, il tempo intercorso da Da A ad A pubblicato nel 2007.
Diciamolo, Battiato (mi spezza il cuore), uscito lo scorso anno, non era la migliore delle premesse sullo stato di forma di un artista che in tutto questo tempo se si è fatto riconoscere come personaggio controverso – televisivo e giocoforza polarizzante – e non come cantautore. Al netto della sbandierata cultura musicale, delle cover dei grandi della canzone d’autore italiana, sta qui la vera rinascita di un artista che a livello mediatico (social e tv), appoggi politici o meno, sta già godendo di un ritorno di fama/visibilità che non vedeva da tempo.