Intervistato da Billboard in occasione dei 25 anni di UP dei R.E.M., Mike Mills ha contestualizzato attitudine e ragioni dietro al primo album della band senza lo storico batterista Bill Berry. Un disco in cui i tre membri superstiti sono riusciti a trarre forza dalla perdita e dalle difficoltà anche e soprattutto sperimentando nuove soluzioni d’arrangiamento.
Lo dicevamo in sede della videostory dedicata a At My Most Beautiful: con gli U2 di Achtung Baby a far da apripista, la seconda metà degli anni ’90 è coincisa con una sorta di “nuova era elettronica del rock”, un periodo storico in cui alcune note band hanno iniziato a ibridare il loro sound con sintetizzatori, loop, drum machine e altri trucchi da studio di registrazione. Tra i dischi influenzati dallo spirito di un tempo in cui rave, big beat e letteratura cyber punk andavano forte: i Radiohead di Ok Computer (1997), gli Smashing Pumpkins di Adore (1998) e appunto i R.E.M. di UP.
Mills considera il primo disco a tre della band come il prodotto di un gruppo completamente nuovo (o quasi) e crede che sia questa la miglior luce con la quale osservarlo e apprezzarlo. …certo, diventare i Kraftwerk non era nei piani – scherza – ma è stato comunque “parte dell’avventura in cui il gruppo s’era imbarcato”. All’interno del quadro, il bassista non nasconde l’influenza – benché indiretta – di due delle sopracitate band per quello che, a suo avviso, è il disco che contiene la più grande svolta del gruppo fino ad allora.
Quando ci confrontavamo con altre band che rispettavamo l’idea era quella di essere bravi almeno quanto loro. Non siamo mai stati influenzati da produzioni o sound particolari. Abbiamo sempre lavorato in modo autarchico. Se siamo stati ispirati a fare qualcosa quella era alzare la posta in gioco. Sentivamo i nuovi dischi di U2 e Radiohead e pensavamo “questa gente sta davvero alzando l’asticella, dobbiamo farlo anche noi”. È stato salutare. E certo, fare musica non dev’essere qualcosa di competitivo, non ci dovrebbero mai essere vincitori o vinti. Non è un gioco a somma zero. D’altro canto non c’è niente di male se i tuoi colleghi ti spingono ad essere migliore. Ed è questo che abbiamo sempre assorbito come “influenza esterna”
Mike Mills
La ristampa di UP non presenta outtake o demo ma solo un live catturato nell’ambito della serie tv Party Of Five. E anche qui un divertito Mills racconta come è andata.
L’aspetto dei R.E.M. che la gente sottovaluta o non conosce affatto è il senso dell’umorismo. Pensavamo che far parte di quella serie fosse la cosa più bislacca che potesse esserci. Da ragazzo mi ha sempre divertito vedere gruppi come Standells comparire in The Munsters o Alice Cooper in Diary Of a Mad Housewive. Come adulti abbiamo pensato che sarebbe stato divertente suscitare la stessa reazione nei nostri fan più giovani. Quindi sì abbiamo pensato che quella fosse una cosa abbastanza strana e inusuale per noi e proprio per quello fosse ok farla. È stato davvero bizzarro ed è andata bene. Anche questo ha fatto parte di quelle nuove cose che volevamo sperimentare all’interno della direzione inedita che avevamo deciso di intraprendere
Mike Mills
Su SA la recensione di UP è di Giulio Pasquali che ha anche curato Sciarade e talenti pop, l’approfondimento di carriera dedicato ai R.E.M.
