Michael Stipe è tornato al Late Show di Stephen Colbert per discutere del suo terzo libro di fotografia. Questa pubblicazione, in collaborazione con Douglas Coupland, s’intitola Our Interference Times e, da quello che leggiamo dalla copertina presentata durante l’intervista, è un “visual record”. Nelle parole di Stipe, la pubblicazione cerca di catturare, attraverso immagini e fotografia, il presente culturale e politico in cui viviamo, «uno spazio tra mondi analogici e digitali che non si parlano granché bene e quando lo fanno creano confusi pattern».

Un esempio di questo concetto Stipe lo illustra spiegando la prima immagine presente nel libro. «Sei tu quello che vedo?», gli fa Colbert, «no, quell’immagine riporta alla mia infanzia, a quando il mio eroe era il Gobbo di Notre Dame. Familiarizzavo con la sua figura, sia perché mia nonna e mio padre avevano la gobba, sia perché era un emarginato, un outsider, ma al contempo era molto amato da gente come me, te [riferendosi a Colbert] e da molti artisti. Anche Patti Smith lo ama e ha in comune questa cosa con me».
Nelle migliori intenzioni del cantante, la scelta di questa prima immagine (di seguito un ritaglio) e di quelle successive è volta a creare per il lettore un’esperienza immersiva, l’attraversamento dello Specchio di Alice.

Proseguendo nell’intervista, l’ex R.E.M. spende belle parole per Greta Thunberg. Anche lei è considerata un outsider, eppure è stata in grado di ribaltare il concetto, affermando, ad esempio, che la sindrome di Asperger di cui è affetta non è una cosa negativa ma un superpotere.
La conversazione prosegue poi con un aneddoto su Trump risalente alla fine degli anni ’90. «Mi trovavo al Joe’s Pub a New York City, proprio quando Patti Smith aveva deciso di tornare ad esibirsi dal vivo come musicista. Era lì assieme ad altri artisti per quest’evento di beneficenza e ognuno di loro aveva giusto lo spazio di 3 o 4 canzoni. Mi trovavo nel locale assieme ad un amico per darle il mio supporto. Il locale era stipato. Ci hanno portato in questa piccola cabina VIP ed eravamo seduti ad un tavolo da soli. Il primo performer sale sul palco e arriva quest’uomo corpulento e chiassoso assieme a un’accompagnatrice. L’hanno fatto sedere accanto a noi. Bene. Inizia il concerto e lui continua a parlare con questa donna. La gente si gira infastidita dalla sua maleducazione. Scende il primo musicista e a quel punto sale Patti Smith, inizia sua prima canzone. Lei è nervosa. Ed io a quel punto sbotto: mi rivolgo a lui e gli faccio “scusami quella è una mia amica e tu devi smetterla di parlare, non puoi proprio farlo”. “Stai zitto”, gli ho detto. Quel tizio a quel punto si alza, prende questa ragazza che stava ovviamente corteggiando e se ne va. Indovinate chi era quel tipo: Donald J. Trump».
Anche Tom Yorke è stato oggetto della conversazione con il popolare presentatore. Ebbene, Pyramid Song – di cui farebbe una cover – è la sua canzone preferita dei Radiohead, mentre riguardo a Yorke solista la sua preferita è Traffic dal suo ultimo lavoro Anima. «Non farei una cover di quella però, specifica».
Quella con Colbert non è l’unica interessante intervista concessa da Stipe in questi mesi: con Billboard il cantante è tornato sul suo coming out e sui suoi orientamenti sessuali, mentre ai giornalisti del Guardian ha parlato di Allen Ginsberg e delle passioni della sua vita.
Dal punto di vista discografico, l’artista è tornato a pubblicare nuova musica come solista. Finora abbiamo potuto ascoltare i brani Drive to the Ocean (pubblicato nel giorno del suo sessantesimo compleanno) e Your Capricious Soul (i cui proventi sono andati a Extinction Rebellion, l’organizzazione che sostiene la lotta non violenta di chi si oppone all’inattività dei governi nel contrastare l’emergenza climatica).
Lo scorso anno i R.E.M. hanno pubblicato la versione celebrativa di Monster, accompagnata da nuove versioni dei brani Let Me In e Revolution. Su queste pagine potete leggere non solo la corposa monografia dedicata alla band e curata da Giulio Pasquali, ma anche la recensione Classic dello stesso Monster, a cura di Stefano Solventi.