L’amicizia tra Michael Stipe e Kurt Cobain è cosa nota, con i due che nel corso degli anni Novanta si scambiavano complimenti a turni alterni. L’argomento è tornato in auge qualche anno fa nel corso di un’intervista concessa da Stipe e Mike Mills a SiriusXM in occasione del 25° anniversario dell’uscita di Monster, seminale album dei R.E.M.
A un certo punto, Stipe ricorda di aver organizzato una sessione di registrazione per tirar fuori Cobain da quella spirale di notorietà, successo e visibilità che stava sopraffacendo il leader dei Nirvana, scivolato nel frattempo nella depressione e nell’abuso di eroina. Il piano non era quello di registrare della nuova musica ma semplicemente estrarre Cobain da quel «luogo oscuro» in cui era sprofondato. Ma non accadde mai, Cobain si suicidò nell’aprile 1994.
Verso la fine dell’intervista, Stipe ricorda l’MTV Unplugged, un nuovo approccio dei Nirvana alla musica che conteneva in sé elementi già sperimentati dai R.E.M. in Out of Time del 1991. Cobain voleva Stipe a New York per la performance: «Fui invitato e dovevo andare, ma per qualche stupido motivo non andai. Si tratta veramente di uno dei miei più grandi rimpianti». Il frontman, quindi, racconta di come cercò di affrontare la perdita dell’amico con i versi di Let Me In: «L’intera canzone parla di Kurt, è tutta su di lui, del voler aiutare disperatamente qualcuno che si trova in un luogo così oscuro e si sente completamente impotente e sente che quell’impotenza. ‘No matter how much I can offer of myself, it’s not going to be enough‘».
A proposito di R.E.M. potete leggere la recensione del succitato Monster, a cura di Stefano Solventi, e la videostory per i 30 anni di Shiny Happy People, a cura di Edoardo Bridda.