R.E.M. “Shiny Happy People”: prendersi gioco della propaganda cinese ballando un jangle pop per bambini
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sentireascoltare
- 6 Maggio 2021
Shiny Happy People è il brano che la casa discografica dei R.E.M. – Warner – aveva pensato come singolo lancio di Out Of Time, l’album con la quale la band sarebbe esplosa di lì a poco a livello planetario. Non si fatica a comprenderne le ragioni: la canzone, un pop saltellante e radioso, con Kate Pierson dei B-52’s, ad aggiungere ulteriore colore alla già pastellata tavolozza, rappresenta ciò che l’allora quartetto non era (l’allegria era saldamente intrecciata a una vena malinconica), o perlomeno quella era una provocazione che posta come anticipazione del lavoro ne avrebbe completamente falsato il contenuto. Come siparietto ci poteva stare, come biglietto da visita assolutamente no. A questo si sommano i dubbi della stessa band che ne centellinerà le esecuzioni dal vivo e sceglierà di non includerlo nella prima antologia del gruppo, In Time. Tutti segnali che il vecchietto che muove l’infantile scenografia che scorre dietro i protagonisti del video non manovrava gli ingranaggi – o meglio, gli equilibri – di un gruppo che inizia con quel disco a concepire i propri singoli come sfide alle convenzioni dell’airplay radiofonico mainstream.
Chiaro, Losing My Religion che anticipava, lanciandolo nella stratosfera, Out Of Time, era fatto di tutt’altra pasta. Era il meno convenzionale dei biglietti da visita che una band potesse presentare ad un audience mondiale. Un brano senza ritornello né chitarra, guidato da un riff di mandolino, aspetto questo che lo ha reso un unicum nella storia delle hit planetarie. Shiny Happy People, al contrario, è il brano più catchy, ruffiano e ritornello-dipendente che il gruppo abbia mai prodotto fino ad allora, anzi diciamo pure di tutta la discografia dei gloriosi R.E.M. Un pezzo jangle fin nel midollo che nel giro armonico punta dritto ai Byrds e agli anni ’60, così come pure il ritornello con i suoi rinforzi power pop a sfruttare, prendendola a prestito, l’energia e l’immediatezza dei girl group dell’epoca.
Mentre le brevi strofe giocano d’infantile purezza amplificando il sing-a-long e il traino danzereccio del ritornello, coerentemente con le aggiunte “da camera” al sound di Out Of Time, al brano venne aggiunto un’intro e un’outro da teatrino per bambini con un motivetto azionato a manovella – anzi a pedalata di bicicletta – a completamento di una finzione kitsch che la band trasforma nel videoclip in una danza con tanto di amici, parenti e quant’altri una coralità radunata attorno alla bislacca “coreografia” apri e chiudi le gambe, incrocia le braccia a tempo, che ricorda quella di Stand, dall’album precedente, altro divertissement prodotto dal gruppo un po’ con una risata, un po’ col sopracciglio alzato.
Il brano esce come singolo negli UK il 6 maggio 1991, due mesi dopo l’uscita di Out Of Time e a tre dall’uscita di Losing My Religion, che nelle intenzioni iniziali doveva essere un antipasto per tener buone le radio in attesa dell’LP e di Shiny… (che invece era il singolo “vero”) e invece nel frattempo non era mai uscita dalle radio né da MTV. Siamo in quel 1991 di Nevermind, Screamadelica, Leisure, Blue Lines, Loveless, Spiderland, Bandwagonesque, ecc ecc… e il suo successo ai due lati dell’Atlantico (negli USA il 7” arriverà qualche mese più tardi) porta in auge per un po’ il mandolino (almeno fino a quando, con Monster, 1994, i Nostri non riaccenderanno i distorsori).
«It’s a fruity pop song written for children», dice Stipe nel 2016 non nascondendo i dubbi di lungo corso nei suoi confronti, ma l’idea iniziale era partita da un tema affatto frivolo, e il testo rispondeva a una sarcastica traduzione della propaganda che il governo cinese aveva promosso dopo la dura repressione studentesca di Tiananmen. Ecco il perché di tutta questa brillantezza, gioia e comunanza flower power. La gente che ride, balla e si tiene per mano è un poster di facciata, concetto questo che trasuda dall’insistenza con la quale la felicità viene dipinta in strofe come “metti il tuo cuore dove il domani ti sorriderà” o prima ancora, “mettilo dove i fiori cresceranno”. Immaginatevi i cartelloni di regime con le sagome stilizzate di civili e militari in uniforme tra i raggi di sole e i campi in fiore. Ci siamo capiti.
