In uscita il 16 ottobre 2015 via The Prisoner Records, Irrequieto è il secondo disco di Mezzala (ovvero Michele Bitossi, già Numero6 e Laghisecchi). Successore di Il Problema Di Girarsi (2011), il lavoro viene descritto dalla press release come «un album con caratteristiche molto diverse rispetto alle precedenti produzioni sia per quanto riguarda l’approccio alla scrittura, sia in tema di arrangiamenti, registrazioni e produzione in generale».
Potete ascoltarlo in streaming integrale nella sezione widget della pagina dedicata.
«Circa una anno fa mi sono detto: “voglio fare un disco alla vecchia” – ha dichiarato Bitossi – In sostanza desideravo regalare alle mie nuove canzoni un trattamento speciale rispetto al passato; si trattava di una vera e propria missione nei confronti della mia anima. Ecco perchè, a questo giro, ho scelto di ”volermi bene” e di realizzare un disco come “Irrequieto”.
Ho azzardato una scommessa con me stesso, quella di fare un passo indietro e di mettermi nelle mani delle persone giuste. Ho raccontato a Ivan Rossi e a Tristan Martinelli tutto quel che mi stava passando per la testa. Ho parlato loro dei dischi di Ivan Graziani, Eugenio Finardi, Lucio Dalla, Lucio Battisti che stavo riascoltando, del fatto che sentissi un’attrazione spasmodica per il suono dei fiati, che volevo provare a fare un album che in qualche modo fosse “soul”, un soul ovviamente alla mia maniera, certamente molto naif e bastardo, imbevuto di tante influenze musicali che non posso né voglio abbandonare. Quel che desideravo veramente era lavorare su un suono che nascesse e si sviluppasse grazie a un approccio vero e assolutamente poco mediato da trucchi da studio di varia natura. Mi immaginavo i miei pezzi suonati, interpretati, rimasticati da una band di musicisti con le palle quadrate. Mi interessava provare a restare in qualche modo “fuori dal tempo” lavorando su sonorità “calde”, pastose, su un sound che non prescindesse dall’interplay tra musicisti che ci danno dentro nella stessa stanza suonando live uno di fronte all’altro.
Volevo fortemente un disco che potesse vantare, tra le sue peculiarità, il calore, la sincerità e l’urgenza e che esprimesse, oltre che le mie idee musicali, anche e soprattutto il mio amore incondizionato per la musica e per un certo modo di farla. Così ho deciso di lavorare in maniera totalmente diversa rispetto al passato. Al posto di rischiare di perdermi nei meandri dell’arrangiamento, ho preferito “limitarmi” a scrivere le canzoni e a proporre ai miei collaboratori versioni essenziali (voce e chitarra) di esse. Voglio dire, gli elementi fondanti li ho portati praticamente tutti. Parlo di melodia, armonia e testo. Il mio obiettivo era di presentare a Ivan Rossi e a Tristan Martinelli qualcosa su cui fosse possibile immaginare un mondo sonoro con cui “vestire” quel che avevo scritto. Credo sia stata la scelta giusta».

