L’intimità e l’introspezione, la malinconia e gli slanci vitali aprono la prima serata di concerti dell’edizione 2023 di Medimex, l’International Festival & Music Conference promosso da Puglia Sounds, il programma della Regione Puglia per lo sviluppo del sistema musicale regionale attuato con il Teatro Pubblico Pugliese, in programma a fino al 18 giugno 2023.
Nella città che pian piano tenta di affermare un’immagine lontana dai fumi della fabbrica che sprigiona inquinamento e polemiche, la rotonda sul lungomare ospita la new-wave degli Echo & The Bunnymen e il cantautorato pop di Diodato oltre al folk di Larocca. Un trio di suoni dal vivo che segue un pomeriggio di incontri, workshop e omaggi come quello che i giornalisti Ernesto Assante e Gino Castaldo, con l’intervento a sorpresa dei Baustelle, rendono a Lucio Battisti in un Teatro Fusco gremito e commosso.
Gli 80s senza tempo degli Echo & The Bunnymen
E c’è da perdersi nei sentimenti anche quando, intorno alle 21.30, Ian McCulloch, in pieno oufit brit-pop e occhiali da sole, si avvicina al microfono e, assieme ai suoi Echo & The Bunnymen, libera, in una forma intima e introspettiva, la prosa del gruppo, al 45° anno di attività. I suoni sono quelli tipicamente 80s, new-wave e post-punk in salsa psichedelica. I grigi della Gran Bretagna e il calore delle melodie. S
ullo sfondo, la distesa marina e l’area industriale del porto.
Lo sguardo su un mondo che sembra non essere mai cambiato. “Don’t you wanna know what’s wrong with the world?/Everywhere there’s people with no flowers in their hair” – canta Ian nell’apertura Going Up: il pubblico, non solo nostalgici del periodo, si lascia trasportare in un’onda di ricordi che si fanno presente rendendo i brani del gruppo di Liverpool istantanee senza tempo. E’ una scaletta che ripercorre l’intera attività del gruppo. E così non possono mancare The Cutter dall’album di succeso Porcupine (1983) – tra chitarre, tastiere e una certa cupezza vocale che non possono non richiamare i Joy Division – e ancora The Killing Moon dal disco Ocean Rain che Ian, rivolgendosi al palco, definisce la “miglior canzone da lui scritta”. Come dargli torto. Un’elucubrazione pop, altamente orecchiabile e cantabile, con quell’apertura di chitarra quasi etnica, sul confine, lo scontro e l’incontro, tra destino e libero arbitrio, tra Dio e noi. E una linea melodica entrata nella storia passando dalla colonna sonora di Donnie Darko (2001, Richard Kelly) sino alla ventilata notte del Medimex.
Diodato, pop contaminato
Che, dopo una canonica birra da cambio palco e lo spazio ai commenti entusiasti, apre le porte al padrone di casa, Diodato. Facile ricordarlo per la sua Fai Rumore, vincitrice a Sanremo 2020, ma il cantautore tarantino, anche se nato ad Aosta, ha tanto altro da dimostrare. Innanzitutto ha con sè una produzione e una band di primissimo livello: suoni che contaminano il pop con sfumatore a volte rock, altre funky, emozionanti aperture orchestrali e la voce limpida di Antonio. Il suo repertorio è vasto: al Medimex porta il meglio dei suoi cinque album e attraversa gli animi dei “supporter” con parole che partono dal suo animo per farsi preghiera comune. Come nell’opening Ci Vorrebbe un Miracolo, nella seguente Un’Altra Estate fino alle confessioni di Ubriaco. Diodato attraversa l’ampio spettro delle emozioni, i testi e gli arrangiamenti oscillano tra malinconiche visioni e impeti di rinascita, può cadere una lacrima che odora di tristezza come di pienezza. Non è questo che si cerca dalla musica?
Medimex continuerà ad offrirlo anche oggi quando sul palco della Rotonda sul Lungomare saliranno The Murder Capital e Skunk Anansie con nopening act il gruppo pugliese Red Room. Come sempre anticipati da eventi collaterali che descrivono la musica come un’idea, un mestiere, un rito.