L’esperienza come giurato nel talent di Sky, quella attoriale (in una serie western che uscirà il prossimo anno), la carriera solista. Sono solo alcuni dei temi che Manuel Agnelli ha affrontato in una corposa intervista concessa a RS Italia.
L’occasione – o almeno una delle tante, vista la quantità di progetti nei quali è stato impegnato di recente – è l’uscita nei cinema di Diabolik, film dei Manetti Bros. che lo ha visto firmare due inediti inseriti nella colonna sonora. De La Profondità degli Abissi racconta l’esperienza – intensa – di proporla dal vivo sul palco di X Factor.
Era la prima volta che la facevo in pubblico. In studio naturalmente è più facile e poi, per via della pandemia, l’ho dovuta abbandonare per più di un anno per poi recuperarla ora, in piena gara, in piena azione, e mi son trovato abbastanza spiazzato. Sembra un pezzo facile, ma non lo è. Con i suoi salti di ottava, le sue strofe basse, va domata e io forse ho sottovalutato la situazione. Quindi sì, confesso, ma non era emozione, al massimo ruggine: non è la prima volta che mi capita […] Mi piace che succeda, che ci sia quel momento di difficoltà, che arrivi senza preavviso, che ci sia questo rischio, ancora dopo 35 anni. Quando salgo sul palco non provo emozione ma questa tensione, forte, sì. Spero non se ne vada mai perché se ogni tanto la pago, la maggior parte delle volte mi dà tanta benzina.
Il pezzo, che secondo Agnelli da molti non è stato del tutto capito «è un po’ cartoon e vuole esserlo», dice. D’altronde voleva ricalcare l’atmosfera del film.
Il pezzo è così perché ho dovuto parlare un certo linguaggio, pure nel videoclip. Non è difficile, quell’atmosfera, quell’immaginario visivo dovevamo riprodurlo. Nel video ci sono poi io che ammazzo me stesso che è anche un segnale sul mio processo di rinascita attuale, il tentativo di fare di nuovo altro, di ricominciare.
E a proposito di fare altro, dopo l’esperienza come giudice del talent show il leader degli Afterhours fa un bilancio. Si dice soddisfatto per essere rimasto fedele a sé stesso, di aver sempre pensato di dover fare quello che «sentivo giusto per me, non meglio, ma giusto» e di non aver mai voluto cercare un consenso («Non faccio cose per avere approvazione, è il male del nostro secolo l’ossessione del consenso, tutti lo cercano, anche e soprattutto nell’arte, dove c’è la corsa al sensazionalismo che porta alla visibilità […] Mi piace tanto creare odio per quello che dico e faccio, creare discussione e conflitto»).
Al contempo sembra essere dell’idea che questo ciclo si sia concluso. Ha contribuito – tra le altre cose – a creare il fenomeno Måneskin («Certo se solo mi fossi fatto dare le royalties per aver scelto come cover Beggin’ ora avrei un castello…»), e si dice rivitalizzato dall’esperienza, ma nel tirare le somme si dice molto in dubbio se mettere un punto o meno.
Ripeto, è stato importante. Mi ha insegnato anche a usare la tv, non solo a farla. Che è la parte più divertente, mi ha cambiato la vita anche economicamente e lo dico senza ritegno, soprattutto perché con quei soldi ci ho fatto cose che reputo belle, i festival, Ossigeno, Germi, il mio locale centro culturale a Milano. E tutti noi abbiamo lavorato perché questa cosa ce la meritassimo. Può darsi anche che non prosegua però, ho tanta voglia di tornare a suonare e anche di lasciare un ambiente che le sue pareti ce le ha e a volte sono pure belle strette, che ha le sue regole ed è un’esperienza che credo di aver esplorato abbastanza. Mi ha dato tanto ma mi ha pure preso tanto e sinceramente mi piacerebbe tornare a suonare per il suonare. […] Quindi a domanda diretta ti rispondo: non lo so. So che mi manca tanto tanto tanto la musica.
E per finire, un’ulteriore riprova del suo desiderio di essere “libero”, parla anche degli Afterhours. «Non si scioglieranno», dice, «ma è vero che c’è un nuovo Manuel Agnelli. Ora il guscio del gruppo non è protettivo ma asfittico. Io mi sento più stimolato a fare cose mie». E conclude con quella che sembra una dichiarazione d’intenti vera e propria. «Per carità, è vero che gli After me li sono intestati io, l’80% dei pezzi li ho scritti io, ma quando sei solo è diverso e io ora voglio quella libertà totale. Non voglio avere progetti in questo momento, voglio una totale indipendenza e possibilità di andare ovunque».