In attesa di Confessions II, o per meglio dire Confessions on a Dance Floor: Part II, annunciato per il prossimo 3 luglio a oltre un ventennio di distanza dal capolavoro disco-pop del primo capitolo, prodotto ancora una volta con Stuart Price, Madonna ha pubblicato sul suo canale YouTube il cortometraggio Confessions II – The Film, presentato al Tribeca Festival di New York. Superando un milione di views in neanche ventiquattr’ore.

Poco più di dieci minuti per la futuristica regia di Torso (David Toro e Solomon Chase), con i costumi degli storici collaboratori Dolce & Gabbana, che inglobano spezzoni delle prime sei canzoni previste in scaletta: I Feel So Free, Bring Your Love con Sabrina Carpenter e le sinora inedite Good For The Soul, One Step Away, Danceteria – in riferimento alla celebre discoteca dove fu girato Cercasi Susan disperatamente – e Read My Lips.
Al di là di ogni riflessione sulla proposta meramente musicale, sulla quale torneremo in sede opportuna, non c’è video di collega di settore che possa avvicinarsi a tale livello e, dunque, la signora Ciccone ribadisce finalmente di non avere rivali in termini di spettacolarizzazione applicata alla popolar music. Finalmente perché, ok che non c’era bisogno di ribadire alunché, ma non accadeva da un bel po’, anzi da troppo. Del resto, già la copertina dell’album, con lo scatto “velato” di Rafael Pavarotti a riprendere le tinte “pink” dei bei tempi, è andata immediatamente virale (mentre la partnership con Grindr ha fatto discutere).

La visione assicura grande spasso, nonché innumerevoli, ingegnosi rimandi interni per cultori, da Vogue a Express Yourself ed Everybody. Si va dall’irruzione di una squadra SWAT in tacchi a spillo che paparazza la star intenta e celebrare il potere liberatorio del ballo, sulle parole di intro di I Feel So Free, al salto trash nella foresta schivando ballerini/e che sparano raggi laser da inguine e ano, per arrivare alla spericolata guida in auto, con schianto autostradale, sino all’ingresso in un club dove avviene un fantastico morphing tra la stessa Madonna e Julia Garner, l’attrice consacrata da Weapons che vedremo presto proprio nei panni della Regina del Pop nel relativo biopic, prima dell’arrivo della succitata Carpenter tra la folla in pista.

Veniamo alla lista infinita di cameo scelti ad hoc sulle note della chiacchierata Danceteria, che si srotolano al cesso nel quale si svolge tutta la sequenza: segnaliamo almeno Arca e Shygirl impegnate a truccarsi l’un l’altra, Kate Moss zommata sulla, ehm, parola “cocaine”, altri volti del cinema navigati come Benedict Cumberbatch e Gwendoline Christie o sulla rampa di lancio come Odessa A’zion, i calciatori Cole Palmer e João Pedro all’urinatoio… Piace meno il successivo inserto rap con Feid, a precedere il finale con Lourdes Leon, figlia della cantante, a guidare la squadra SWAT di cui sopra, persa ormai tra fiumi di champagne, che chiude il discorso con un perentorio “Cut, bitch!”. Play it again, and again.