Vasco Brondi, Lo Stato Sociale (foto di Jessica De Maio)

Lo Stato Sociale e Vasco Brondi. “Fottuti per sempre” è il funerale dell'”indie italiano”

Erano giovani o pazzi ma non avevano ragione

Fottuti per sempre è il titolo del ritorno discografico de Lo stato sociale. Per l’occasione, il collettivo bolognese ha chiamato Vasco Brondi come feat. e ne è venuta fuori la «canzone più onesta mai scritta dalla band».

È la canzone più onesta che abbiamo mai scritto. Parla di come i sogni ti sappiano fregare, di una band che stava per sciogliersi, della vita che ha bussato ai finestrini di un piccolo furgone dove eravamo solo noi cinque amici che volevamo cambiare il mondo, mentre il mondo ha cambiato noi. Quel poco di successo, le sirene di una sorta di fama chissà poi quanto effimera, ma soprattutto l’amore, la vita, la famiglia, una nuova città. Tutto ci ha portato lontano, persino la musica. Questa è una band che poteva non esserci più, e invece siamo ancora qui.
Lo Stato Sociale, Instagram

L’ascolto del singolo fa emergere un profondo desiderio di autoanalisi, di cui il brano è però solo la punta dell’iceberg. Arrivati nel pieno dei loro trent’anni, i Lo Stato Sociale hanno sentito il bisogno di fare i conti con il percorso fatto fino a qui, che li ha portati a vette di popolarità del calibro di Sanremo e X-Factor, ma li ha giocoforza allontanati da quei ragazzi col furgone scassato «persi nella bellezza».

Fottuti per sempre è l’ultimo (in ordine di tempo) passo di avvicinamento verso una forma originaria e originale della loro essenza. Ma non è l’unico. Già in estate i 5 regaz avevano portato in giro lo show per il decennale di Turisti della democrazia, il loro disco d’esordio. Mentre l’annuncio del nuovo «bellissimo disco», con quegli scatoloni e scaffali molto in stile L’amore ai tempi dell’IKEA, fa pensare a una necessità radicata di ritorno alle origini.

Non è un caso che il feat. e lo spoken word finale siano affidati a Vasco Brondi, miglior esponente, per lo meno nella scena emiliana, di un cantautorato tra l’impegnato, il nostalgico e il generazionale. Mentre Fottuti per sempre parla della storia, dell’avventura e degli incidenti di percorso de Lo stato sociale, il finale (in cui compare Brondi) è un tentativo di portare il personale sul piano collettivo. E quale migliore interprete dell’ex titolare de Le luci della centrale elettrica?

Il “fallimento” de Lo stato sociale come band “indie” (in qualunque accezione lo intendiate) esplicitato nel testo del nuovo singolo, diventa il fallimento di una generazione intera che non è stata capace di mantenersi fedele a se stessa, fedele a una linea che – per dirla con i CCCP – non c’è. E forse non c’è mai stata, ecco l’inghippo. Da Tommaso Paradiso a Calcutta (peraltro due nomi la cui influenza si fa sentire parecchio in questo brano), il cosiddetto indie italiano degli anni ’10 è stato forse un mito, una moda più che un vero e proprio movimento. Altrove l’avrebbero chiamato semplicemente pop, senza per questo fargli un torto. Fottuti per sempre ha perlomeno il merito di rifletterci su.

Lo fa con una arrangiamento magniloquente e pomposo, da palasport con «il nome di una banca», tirato a lustro per ospitare band come i Coldplay o artisti come Vasco. In controluce, si intuiscono gli Editors di Smokers Outside The Hospital Doors e, sul finale, sprazzi di shoegaze e dream-pop. Un mix un po’ affollato, ma efficace soprattutto nel ritornello. In Fottuti per sempre c’è meno nazionalpopolare, c’è meno caciara, ma il risultato non cambia: il cazzeggio fine a se stesso diventa emotività, il balletto, “pseudo” riflessione generazionale. Lo stato sociale si destreggia bene fra tutti questi registri.

D’altronde, la loro attitudine social-autobiografica e nazional-populista li ha resi quello che sono: un prodotto ben confezionato, che funziona bene per il grande pubblico di Sanremo, ma si perde facilmente in una serie di luoghi comuni da centrifugato “indie”. Fottuti per sempre prova a opporre a questa dinamica una narrazione fondata sulla “maturità” e sulla “crescita” della band e della generazione di cui questa fa parte.

La comunicazione è esemplare: itpop e Offlaga fusi in una versione potabile per un pubblico più ampio possibile. Ma LSS non sono i Baustelle (che all’autocritica preferiscono il “criticismo” r’n’b, vedi Contro il mondo) e non sono Vasco Brondi, che nel brano ce lo senti forte e chiaro. Possiamo dire che il quintetto di stanza a Bologna abbia maturato una cifra stilistica altrettanto forte a più di un decennio dalla fondazione?

Tracklist

Ti potrebbe interessare