A oltre trent’anni dalla morte di Kurt Cobain, un nuovo rapporto riaccende il dibattito attorno alla tragica scomparsa del leader dei Nirvana. Il cantante morì nel 1994, a 27 anni. La King County Medical Examiner aveva definito la sua morte un suicidio, causato da un colpo di fucile autoinflitto.
Negli anni non sono mancati dubbi e teorie cospirative. L’ultimo studio proviene da un team privato di esperti forensi guidato dalla ricercatrice indipendente Michelle Wilkins e dallo specialista Brian Burnett. Secondo Daily Mail e LADBible, i professionisti hanno analizzato per tre giorni i materiali della scena del crimine e rivisto “esaustivamente” i documenti dell’autopsia. Hanno poi elaborato un articolo accettato dall’International Journal of Forensic Science.
Burnett, specialista in casi di overdose seguiti da traumi da arma da fuoco, ha dichiarato al Daily Mail: “Questa è un omicidio. Dobbiamo fare qualcosa”. Il gruppo sostiene che Cobain possa essere stato costretto a un’overdose di eroina prima di essere ucciso. Segnalano anche presunte incongruenze nell’autopsia: danni agli organi che “non avvengono in una morte da fucile”, la posizione del bossolo nella stanza, la pulizia delle mani della vittima e stili di scrittura diversi nel biglietto lasciato.
La King County Medical Examiner ha ribadito la propria posizione: “Abbiamo condotto un’autopsia completa e seguito tutte le procedure. La determinazione resta suicidio. Saremmo disponibili a riesaminare il caso se emergessero nuove prove. Finora non ci sono elementi che giustifichino una riapertura”. Anche la polizia di Seattle conferma che la causa del decesso rimane il suicidio.
Wilkins, tuttavia, insiste perché il caso venga riaperto: “Se sbagliamo, dimostratelo. È tutto ciò che chiediamo”.