Kanye West: “Essere considerato pazzo? È un bene per me”

Kanye West a tutto campo da David Letterman.

L’intervista di David Letterman a Kanye West per la serie targata Netflix My Next Guest Needs No Introduction, andrà in onda venerdì 31 maggio. Nella puntata a lui dedicata, di cui ci dà anticipazione Pitchfork, il rapper ha spaziato tra vari argomenti, dai più frivoli ai più seri, parlando della sua carriera e della sua famiglia, ma anche di salute mentale, società e politica. Tra i momenti più simpatici, c’è stato quello in cui ha raccontato cosa canta ai suoi figli quando li mette al letto: «Improvviso e basta. Ma North è già nella fase “quella non me la cantare, papà!”». Oppure quando ha parlato della dieta che segue («stamattina ho mangiato uova fritte, e di solito faccio tre pasti al giorno») e del proprio peso («peso almeno venti chili in più di quanto vorrei»).

Poi il produttore e compositore è passato a questioni più serie, come la morte di sua madre: «È stato un pezzo della mia storia. A volte penso al parallelo tra me e Michael Jordan e al momento della sua carriera in cui morì suo padre. Dici a te stesso che nell’universo niente succede per caso e vorresti chiedere a Dio il motivo per cui una cosa del genere è accaduta a te, ma poi inizi ad accettarla».

A proposito della sua carriera di musicista, West ha invece spiegato la propria trasformazione da producer a rapper: «Avevo questa sicurezza, questa delirante convinzione, di pensare che potevo fare rap buono come quello di JAY-Z, al punto di non farlo più per lui in qualità di produttore, ma tenermelo per me. La gente pensa che io sia pazzo ora, ma molti pensavano che fossi pazzo allora». Riguardo alla recente lite con Drake, invece, non ha voluto fare commenti: «Non mi è permesso parlare di lui nè di alcun membro della sua famiglia. Ma sì, è vero, abbiamo avuto un piccolo screzio l’anno scorso».

Il discorso si è poi spostato sulla salute mentale, partendo da una domanda sulla citazione («I hate being bi-polar, it’s awesome») che appare sulla copertina di ye, il suo album del 2018. Il composer di Atlanta ha spiegato l’esperienza del ramping up (incremento, accrescimento, ndSA), quella sensazione – ha spiegato – in cui ci s’inizia a comportare in maniera strana e si può finire  ricoverati in ospedale: «Quando “ti accresci”, la tua personalità è più sviluppata. Puoi quasi tornare a essere un adolescente».

L’autore di Runaway ha detto anche che vorrebbe cambiare il sistema sanitario nazionale per la cura delle malattie mentali e spiegato la condizione dell’essere iper-paranoici, partendo dal racconto della propria esperienza: «Ti senti come se qualcuno volesse ucciderti, non ti fidi di nessuno. Poi arriva il momento in cui ti mettono le manette, ti sedano, ti sdraiano sul lettino e ti separano dal tuo mondo. È qualcosa che sono contento di aver sperimentato su me stesso, così che io possa cercare di cambiare questo sistema così crudele e primitivo. Quando sei in quello stato devi avere qualcuno di cui fidarti».

West ha poi risposto alla domanda di Letterman su cosa significhi per lui essere considerato “pazzo” da qualcuno, e ha detto che può anche essere un bene: «È una specie di cortina protettiva per me.  Dicono “oh, quello è pazzo”, e io posso andarmene a casa. Al contrario, sarebbe un problema per me se non lo pensassero».

Infine l’artista ha parlato anche di politica e società, citando Trump e il movimento #MeToo. Sul presidente USA ha detto: «Ho persone che lavorano con me – neri, donne e varie altre categorie di persone – che amano Trump, che hanno votato per Trump, ma sono spaventate a morte dal dirlo pubblicamente». Alla domanda, però, se lui lo abbia votato, il musicista ha risposto con un laconico: «Io non ho mai votato in vita mia». Sul #MeToo, invece: «Noi, come società, abbiamo costantemente paura. Premesso che sono dalla parte delle donne, dico solo che agli accusati in questo caso non è permesso di difendersi. Quando sei davanti a un giudice, entrambe le parti possono dire la loro. Questa invece è una guerra in cui vince chi spara per primo».

Su SA trovate la recensione del summenzionato Ye. L’articolo è firmato da Luca Roncoroni, che ha anche curato un lungo approfondimento sull’artista. Sempre di Roncoroni il libro uscito di recente per Arcana Hip hop. Metamorfosi e successo di beat e rime. Inoltre, sempre su SA, potete godervi l’ascolto di Kids See Ghosts, l’omonimo esordio del progetto a quattro mani con Kid Cudi pubblicato a giugno 2018.

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