Torna Jazz is Dead!, la rassegna che da anni smonta e ricompone la musica senza barriere, spaziando dall’elettronica sperimentale al free jazz, dall’hip-hop esoterico ai tribalismi psichedelici. L’edizione 2025 si preannuncia come una delle più ricche e stratificate di sempre, con una serie di anteprime che condurranno il pubblico in un viaggio sonoro prima ancora del festival vero e proprio. La manifestazione si terrà dal 30 maggio al 2 giugno al Bunker di Torino, confermandosi un appuntamento imperdibile per gli amanti delle sonorità di frontiera.
Le anteprime: da Saluzzo a Milano, passando per Torino
Il percorso di avvicinamento al festival inizia a Saluzzo, il 21 marzo, con un evento che incrocia i linguaggi artistici di Jazz is Dead! e Green Days, il festival che esplora la sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Sul palco del Cinema Teatro Magda Olivero saliranno due progetti che coniugano sperimentazione e ricerca: Nino Gvilia, alter ego di Giulia Deval, che intreccia songwriting, ecologia e politica in un tessuto sonoro fatto di nastri magnetici, field recordings e voci filosofiche; e Indianizer, band dedita alla psichedelia tribale, con un live in cui convivono lingue e ritmi di ogni latitudine.
Il 7 aprile Jazz is Dead! sbarca a Milano, all’Auditorium San Fedele, per una collaborazione con la rassegna Inner_Spaces. Protagonisti saranno i Seefeel, formazione seminale della scena elettronica britannica, che presenterà dal vivo Squared Roots, ultimo lavoro pubblicato su Warp. Un’occasione per immergersi nel suono che ha ridefinito i confini tra post-rock, glitch e ambient negli anni ’90.
Infine, la collaborazione con il Torino Jazz Festival si rinnova con due eventi il 24 e il 25 aprile: al Teatro Colosseo si esibiranno i Calibro 35, mentre Hiroshima Mon Amour ospiterà il Jan Bang Sextet, produzione originale del TJF. Un doppio appuntamento che anticipa la tempesta sonora del festival principale.

Il festival: quattro giorni di esplorazione sonora
Dal 30 maggio al 2 giugno, Jazz is Dead! si insedierà al Bunker di Torino, epicentro della scena underground cittadina. Qui si alterneranno artisti che sfidano i confini della musica, dal jazz all’elettronica, dal folk al noise.
Venerdì 30 maggio segna l’inizio della rassegna con Ruth Goller, bassista e compositrice che fonde jazz, lirica e post-rock. Seguiranno The Necks, trio australiano che da quasi quattro decenni ridefinisce l’improvvisazione musicale. La serata proseguirà con le Tarta Relena, duo vocale catalano che reinterpreta canti tradizionali mediterranei in chiave minimale ed elettronica, e con Bendik Giske, sassofonista norvegese che esplora le potenzialità dello strumento in un live ipnotico e avanguardistico. Sul versante elettronico, Loraine James offrirà un set in cui sperimentazione e programmazione si fondono, prima di lasciare il palco ai Dopplereffekt, leggendario progetto techno-afrofuturista nato dalle menti di Gerald Donald e Michaela To-Nhan Bertel.
Sabato 31 maggio sarà all’insegna del groove e del ballo. Gli ShrapKnel porteranno il loro hip-hop astratto e incisivo, seguiti dalla collaborazione tra i torinesi Funk Shui Project e Johnny Marsiglia. L’elettronica prenderà il sopravvento con Matthew Herbert, che presenterà il suo nuovo lavoro insieme alla batterista e cantante Momoko Gill. La serata vedrà anche il ritorno di Meg, che festeggerà trent’anni di carriera con l’EP Maria. Egyptian Lover ci riporterà agli albori dell’hip-hop elettronico con il suo inconfondibile sound anni ’80, mentre Los Hermanos, collettivo legato a Underground Resistance, faranno danzare il pubblico con la loro techno latina.
Domenica 1 giugno sarà un viaggio attraverso sonorità globali. Oren Ambarchi presenterà il suo progetto Ghosted, mentre Alabaster DePlume, accompagnato da Momoko Gill e Ruth Goller, offrirà uno dei live più acclamati dell’anno. Il quintetto di Ibelisse Guardia Ferragutti & Frank Rosaly mescolerà jazz, cumbia e post-rock, mentre la cantante e attivista Hani Mojtahedi si esibirà con il progetto Hjirok, nato dalla collaborazione con Andi Toma dei Mouse On Mars. La serata culminerà con l’Orchestre Tout Puissant Marcel Duchamp, collettivo di quattordici elementi che fonde folk, krautrock e poliritmi africani, prima di chiudere con il DJ set esplosivo di Badsista.
Lunedì 2 giugno, il festival si chiuderà in collaborazione con Jazz Re:Found con una giornata dedicata al dub. Sul palco saliranno Ghost Dubs, Mad Professor e The Bug con il progetto Machine, per un tripudio di basse frequenze che culminerà con Cortex of Light, il trio italiano formato da Aitch, Piezo e Primordial Ooze.
La scena locale e la biglietteria
Jazz is Dead! valorizza anche la scena torinese con una serie di artisti del territorio: l’orchestra Pietra Tonale, i DJ Andrea Passenger e Dualismo Sound, il producer Kreggo, la selector Angie BacktoMono e il duo emergente Manu Sol & Nina B. A questi si aggiunge la collaborazione tra il rapper Teeta e l’MC Galas, oltre alla crew di Pho Bho Records.
L’ingresso al festival sarà accessibile: 15 euro per giornata, 45 euro per l’abbonamento completo. In un’ottica di inclusività, sarà possibile accedere con un biglietto ridotto di 10 euro per chi non può permettersi il prezzo intero, senza necessità di giustificazioni. Info e prenotazioni su jazzisdeadfestival.it.
Jazz is Dead! si conferma così non solo come un festival, ma come un’esperienza sonora totale, un rito collettivo che abbraccia generi e linguaggi diversi per un pubblico curioso e aperto all’inaspettato.