Interpol
Interpol, foto per la stampa (2021)

Epici, oscuri, eleganti: gli Interpol raccontati in una nuova monografia di SA

La band raccontata con passione e dovizia di particolari da Valerio Di Marco in un nuovo approfondimento di carriera per la collana “Stories”

Volenti o nolenti, gli Interpol incarnarono come pochi il mood angoscioso e febbrile post-undici settembre: nella loro musica avvertivi (e avverti ancora) un senso palpabile di “day after”, l’oscurità opprimente del fall out dopo il crollo che aveva ingoiato il cuore di una città e – con rapida, vertiginosa estensione – il mondo.

Newyorchesi ma forniti di cultura e sguardo europei, posero il nervo indolenzito del post punk al centro di sonorità decadenti e tumultuose, esordendo nell’agosto del 2002 con un lavoro già definitivo. Turn On The Bright Lights fu al tempo stesso una breccia e un sigillo, l’album che fin da subito si candidò al ruolo di vertice di quella breve ma intensissima stagione di revival new wave (Strokes, Yeah Yeah Yeahs, The Rapture, i The National da Cincinnati ma newyorkesi d’adozione…) con cui la Grande Mela ferita sembrò volersi scuotere e tornare a vivere.

Ma gli Interpol andarono oltre quel frangente storico, seppero dimostrarsi band, con un linguaggio articolato e in divenire, sviluppato lungo un percorso che li ha visti crescere, deviare, superarsi e, inevitabilmente, cadere.

Una vicenda raccontata con passione e dovizia di particolari da Valerio Di Marco nel nuovo, scintillante monografico di SA in cui potrete ripercorrere vent’anni di una carriera straordinaria, in attesa del nuovo album in preparazione che la band ha già annunciato come fottutamente diverso e di cui recentemente potrebbe già averci fornito qualcosina, ma proprio ina.

Tracklist

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