Durante una videointervista per Esquire, realizzata in occasione dell’imminente uscita di Indiana Jones e il Quadrante del Destino (James Mangold, 2023), l’attore Harrison Ford è tornato a parlare di un altro suo iconico ruolo, quello del detective Rick Deckard, protagonista del cult sci-fi Blade Runner diretto da Ridley Scott (1982). In particolare ha espresso il suo pensiero riguardo la natura del personaggio, un mistero che va avanti da tempo: “Deckard è o non è un replicante?”
Tutto ha inizio nel 2007, quando Scott pubblicò la Final Cut del suo film e segnò un precedente per tutti quegli autori che vogliono riprendersi il controllo delle proprie opere e che, quindi, vogliono andare contro le scelte produttive di uno studio.
Nella versione cinematografica vediamo il detective Rick Deckard (Harrison Ford) fuggire con la replicante di cui è innamorato, Rachael (Sean Young), volando sopra una distesa verde appena fuori Los Angeles; quelle inquadrature aeree erano state scartate anni prima da Stanley Kubrick, il quale non le reputò necessarie per il suo Shining (1980). In Blade Runner quei boschi stavano a significare che poteva esserci vita oltre i cieli inquinati della Los Angeles del futuro.
Gli ultimi istanti della Final Cut risultano invece molto meno ottimisti ma più aperti a interpretazioni e speculazioni. Deckard ritorna nel suo appartamento ma prima di entrare nota che davanti alla porta d’ingresso è stato lasciato un origami a forma di unicorno. Quella piccola costruzione in carta sta a significare che il cacciatore di replicanti “ribelli” Gaff (Edward James Olmos) è sulle tracce del detective (è sua abitudine avvertire le prede in quel modo). L’ultima inquadratura vede il protagonista entrare di corsa in ascensore e con l’espressione turbata.
Per molti anni i fan di Blade Runner hanno fantasticato su quale fosse la risposta alla domanda sul personaggio di Ford. Su questo mistero ci ha giocato anche il regista canadese Denis Villeneuve nel sequel Blade Runner 2049 (2017), accennando a qualcosa senza essere esaustivo. Per esempio, un indizio poteva essere la scelta di prendere un protagonista, l’ufficiale K (Ryan Gosling), che era esplicitamente un replicante. Perciò il farlo interagire con Deckard, rendendoli in qualche modo speculari, poteva chiudere la questione una volta per tutte; il sequel si basa sul fatto che Rachael e Deckard hanno avuto un figlio, la prima volta che dei replicanti si riproducono naturalmente.
In mezzo ad altre questioni riguardanti le nuove tecniche di ringiovanimento al computer, e il suo ingresso nel Marvel Cinematic Universe con il quarto film su Captain America (come Generale Ross al posto del defunto William Hurt), Harrison Ford ha detto ai microfoni di Esquire (minuto 5:20 circa):
Ho sempre saputo di essere un replicante ma non ci volevo credere. Penso che un replicante vorrebbe credere di essere umano. Almeno questo [Deckard] lo ha fatto.
Harrison Ford
Questa però è la risposta di Ford, probabilmente in contrasto con ciò che pensa del personaggio il suo creatore originale. In un’intervista per CinemaBlend risalente al 2017, durante la promozione di Blade Runner 2049, Denis Villeneuve ha spiegato perchè non ha voluto chiudere la questione:
Nel film Deckard non è sicuro, come noi, di quale sia la sua identità. Questo perché lo adoro. Amo il mistero. È una cosa molto interessante per me. Lo adoro davvero. Ancora oggi Harrison [Ford] e Ridley [Scott] stanno discutendo su questo. Se li metti nella stessa stanza, non sono d’accordo. E iniziano a parlare a voce molto alta quando lo fanno. È davvero divertente.
Denis Villeneuve
In attesa di vedere il ritorno di Indiana Jones nel nuovo capitolo, Indiana Jones e il Quadrante del Destino (il primo non diretto da Steven Spielberg), su SA potete recuperare le recensioni de I predatori dell’arca perduta (1981) e Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo (2008). Inoltre, a proposito del mondo distopico creato da Ridley Scott, potete leggere le recensioni di Blade Runner e Blade Runner 2049.