Lo storico direttore della fotografia di Ridley Scott ha affermato che il regista 87enne è diventato si sia impigrito e sacrifichi la qualità in nome della convenienza.
In un’intervista rilasciata a DocFix (via World of Reel), John Mathieson ha parlato della sua esperienza di lavoro sul set de Il Gladiatore II. I due avevano già lavorato insieme in precedenza a film come Il genio della truffa e Le crociate, ma rispetto a quelle produzioni Mathieson ha dichiarato di aver trovato il lavoro di Scott nell’ultimo kolossal “davvero pigro” e “alquanto impaziente”.
Mathieson ha criticato in particolare l’uso da parte di Scott di una configurazione a più macchine da presa, invece di affidarsi a un solo obiettivo, che a suo avviso ha comportato una minore attenzione ai dettagli. «Sono gli elementi di CG [computer grafica] a fare ordine, a lasciare le cose nell’inquadratura, le macchine da presa nell’inquadratura, i microfoni nell’inquadratura, i pezzi di set appesi, le ombre dei bracci metallici», ha spiegato Mathieson. «Dopo hanno semplicemente detto [ai tecnici degli effetti speciali]: ‘Bene, ora ripulite tutto’».
«[Scott] è diventato piuttosto impaziente, quindi gli piace ottenere più cose possibili in una volta sola», ha aggiunto Mathieson. «E questo non fa molto bene alla fotografia di un film».
«Guardate i suoi vecchi film, in cui la profondità delle cose faceva davvero parte dell’illuminazione», ha continuato. «Non è possibile ottenerlo con molte macchine da presa, ma lui vuole solo sbrigarsi e fare tutto… Avere molte macchine da presa non credo abbia migliorato i film… Serve a fare le cose di fretta. Questo è cambiato in lui. Ma questo è il modo in cui vuole farlo, a me non piace e non credo piaccia a molti, ma la gente ama i suoi film e lui è Ridley Scott e può fare quello che vuole».
Su queste pagine potete leggere la nostra recensione de Il Gladiatore II, ma anche di altri film di Scott come Napoleon, Alien: Covenant e il cult Blade Runner.