Ghemon si è scagliato contro l’industria musicale affidando a un lungo post su Instagram il suo sfogo. Secondo lui «promuove un modo di pensare ed agire inquinato dal culto dei numeri e dei sold out che sta determinando più danni di quelli che il pubblico può vedere. Risultati prodotti in batteria e riempiti di estrogeni che danno l’illusione di grandi abbuffate ma che nascondono un mondo di bugie e false aspettative in cui purtroppo a rimetterci sono un sacco di ragazze e ragazzi».
Intorno solo un tacito silenzio, «per paura di ritorsioni, per non passare come quell* frustrat* perché non hanno un pezzo della torta o peggio ancora, venire esclus*».
Spesso chi lavora nell’industria musicale usa «pratiche e frasi volte a smontare pezzo pezzo (se non distruggere) l’autostima dell’artista, per poterl* ridurre a materia senza certezze e perciò più plasmabile». Gli artisti più giovani, spesso inesperti, si affidano ai loro pareri, ma non mancano anche testimonianze di cantanti navigati alle prese con queste esperienze.
Una sorta di conformismo, si fa affidamento allo stesso modello già consolidato per puntare al successo – e di conseguenza al guadagno: «l’unico modo per esistere è stare al gioco indossando l’abito che è stato scelto per tutt* perché quello funziona già. Sacrifichi la tua identità perché l’uniformità rassicura il cliente e il conto economico».
Ma questo può portare a problemi di salute mentale da non sottovalutare: «Molt* ragazzi e ragazze, giovani o meno, stanno emotivamente a pezzi cercando di starci dentro con questi numeri, sento tante storie, tante depressioni, tanti esaurimenti. Nessun* parla e e nessun* gli parla. Non si tratta di flirtare con il successo e cadere, ma di altro. Finiscono per farti credere se non fai quei numeri, non è che HAI fallito ma SEI fallito».
In seguito, Ghemon fa riferimento a Tenco – uno dei pilastri del cantautorato italiano morto in circostanze ancora oggi sospette la notte dopo la sua esibizione a Sanremo 1967 (molti pensano sia stato un suicidio). «Abbiamo bisogno dei dischi di un altro Tenco, non del suo tragico finale. Lo dico perché magari potevo essere io, se non avessi tenuto botta».
«Non è che andare a Sanremo, il disco zeppo di featuring a tavolino e la playlist editoriale siano gli unici sintomi del successo. Sono solo i più conosciuti. Le vie sono mille altre, ma non sono spianate, perciò devi farti un culo così e la rete sotto non c’è».
Infine, una riflessione sulla sua carriera ventennale, «che è conseguenza, colpa e risultato dei miei no (sono noto per dire sempre no, un grande cacacazzi). Ho difeso la mia creatività sempre, prendendone i meriti e pagandone anche molte conseguenze. Da diverso tempo sono totalmente indipendente, cioè significa che non ho manager, etichetta, editore».
L’ultimo album di Ghemon risale al 2021: E vissero feriti e contenti è il primo lavoro interamente prodotto e curato artisticamente dallo stesso cantautore. Su SA la recensione è a cura di Luca Roncoroni.