Il discorso di Fedez al primo maggio sta ancora tenendo banco su tutti i media e social italiani, tra il plauso di molta della comunità artistica e le critiche di altrettanti, tra politici, opinionisti ecc. Il rapper/influencer è stato applaudito da Elio, Sabina a Caterina Guzzanti, Vasco Rossi, Lodo Guenzi, Levante (e molti altri) e attaccato su più fronti, come era prevedibile, da una parte dalla RAI, dall’altra da volti noti legati al centrodestra.
La dirigenza del servizio pubblico radiotelevisivo ha manifestato il proprio disappunto per la videoregistrazione condivisa dal rapper, accusandolo di averne pubblicato una versione editata, quando inizialmente, prima dell’uscita del video, aveva negato ogni pressione e richiesta preventiva del testo. Vittorio Sgarbi e molte personalità di area leghista (ma non solo) hanno nel frattempo scandagliato i testi del musicista alla ricerca di strofe controverse, omofobe o presente tali, trovando materiale sufficiente per una replica.
Anticipato dal quotidiano Domani, il video integrale della registrazione telefonica è stato dunque pubblicato: Lillo, Ambra Angolini e Stefano Fresi si fanno inizialmente portavoce del servizio pubblico invitando Fedez a non pronunciare il discorso e passando velocemente la patata bollente a chi di dovere. L’interlocutore a quel punto è Massimo Cinque di iCompany (la società che cura il Concertone) che introduce il concetto di sistema (non politico, ma un “sistema” più generico di impliciti, un ethos, per capirci) e, più concretamente, la mancanza di contraddittorio, argomento che viene ripreso in seguito dal direttore artistico Massimo Bonelli. Detto altrimenti: Fedez avrebbe fatto (come ha fatto) nomi e cognomi, riportando dichiarazioni annesse e connesse, senza che la “parte lesa” (i leghisti citati) avesse possibilità di replica.
In seguito la discussione si sposta sul “contesto”, ovvero sul fatto che il Primo maggio non sia il luogo adatto per la parte dell’intervento riguardante un disegno di legge (il ddl Zan) che non ha attinenza con questioni del lavoro e dell’occupazione, e sulla censura, che di fatto non c’è mai stata perché la RAI «non è responsabile né della sua presenza né di quello che il rapper dirà». Queste le parole pronunciate da Ilaria Capitani, vicedirettrice di Rai 3, durante la telefonata.
Quello che scrive queste cose è lo stesso “campione” dei diritti civili salito sul palco del concerto del Primo Maggio? Chiedo per un amico. @Adnkronos @stampasgarbi pic.twitter.com/9Jyqlv300r
— Vittorio Sgarbi (@VittorioSgarbi) May 2, 2021
Riguardo alle strofe controverse nel repertorio di Fedez, il rapper ha replicato in alcune IG Story facendo ammenda per aver «detto da giovane cose omofobe per mancanza di educazione in tal senso, cercando in seguito di migliorarsi», ma anche difendendo quei testi dove l’io narrante non risponde alla sua persona, come nel caso di Faccio Brutto (dove il protagonista è una caricatura del gansta rapper), in cui, peraltro, la strofa citata da Sgarbi, “ho un odio represso verso tutte le persone gay” si completa con “poi limono con la foto del cantante dei Green Day”.
Fedez afferma, inoltre, di aver invitato una una ragazza trans al suo podcast e di aver affrontato questi temi «imparando un sacco di cose», ma soprattutto rispedisce al mittente gli attacchi con tre affondi mirati: le affermazioni di un rapper e di un politico hanno peso completamente differente; chi chiede oggi il voto dei napoletani (il leader della lega) non molto tempo fa è stato ripreso in video inneggiando slogan del tipo “Napoli merda, Napoli colera, sei la rovina dell’Italia intera”; e chi «se n’è sbattuto di aiutare i lavoratori dello spettacolo» potrebbe destinare una parte del due per mille alla categoria, ricordando che, nel frattempo, il fondo Scena Unita da lui promosso ha raccolto più di 4 milioni di euro.