Continua a far parlare di sé la SIAE: dopo la sua presunta messa in discussione dal Decreto Liberalizzazioni del Governo e nonostante la sua situazione ben poco felice – analizzata con perizia dal nostro Stefano Solventi in questo articolo – la Società Italia degli Autori ed Editori torna (per fortuna) al centro del dibattito del mondo della musica.
A sollevare nuovamente la “questione SIAE” è stato questa volta Umberto Palazzo, attualmente solista con il suo Canzoni della Notte e della Controra, che ha diffuso tramite il proprio profilo Facebook una nota in cui spiega il sistema di ripartizione dei diritti operato da SIAE in tutte le sue (assurde) forme che vanno a premiare gli autori più famosi e già ricchi a scapito di quei 20/30.000 soci minoritari composti quasi nella totalità dei casi da musicisti indipendenti.
Ecco in sintesi il meccanismo della SIAE, nelle parole di Palazzo:
“I programmi musicali verdi, cioè quelli che compila il dj, vengono pagati "a campionamento", cioè la SIAE manderebbe ogni anno i suoi ispettori a 500 serate (si dice) e questi prenderebbero nota dei pezzi più suonati in quelle serate […] Tutto il ricavo annuo di tutte le feste da ballo che si fanno in Italia viene poi ripartito fra i pezzi più suonati in quelle serate scelte in maniera arbitraria, cioè nessuno legge quei borderò verdi che vengono compilati a centinania di migliaia. Ovviamente i brani prescelti sono famosissimi […] quindi (pazzesco ma è così) i pezzi che vengono pagati (e si tratta di un alluvione di denaro se solo pensate a quante serate si fanno nel fine settimane nei vostri paraggi), sono solo quelli che il funzionario preposto conosce. […]
La cosa che forse non sapete, infinitamente più grave, è che dal 2007 anche per il 75 per cento dei concerti (i programmi musicali rossi) la ripartizione si fa nello stesso modo e l'obiettivo è chiaramente quello di arrivare al 100%, cioè non dare più nulla ai piccoli soci. L'altro 25% è analizzato ad estrazione (ma basta mettere una lettera fuori da uno spazio perché il programma sia annullato e allora tutto nel calderone). La scusa: è stata scoperta un'orchestra in Campania che falsificava i programmi musicali, cioè su questi scriveva solo brani del capo-orchestra.
[…] Non è tollerabile suonare dal vivo per fare arricchire ancora di più Zucchero e Co. In generale non trovo tollerabili le ingiustizie e questa ci tocca tutti personalmente”.
Dunque, che fare? La proposta dell'autore, e ragione del post sul social network, è di costituire una class action nei confronti di SIAE: “non c'è nessuno interessato a combattere questa battaglia al nostro posto e non ci può essere perché sono i nostri diritti e i nostri soldi”, continua la nota. “Chi non combatte peri propri diritti (e per i propri soldi) è destinato a perderli ed è esattamente perquesto motivo che siamo arrivati a questo punto, ma prima non c'era facebook ed era molto difficile fare rete”.