Nicki Minaj
Nicki Minaj, confernenza Turning Point USA (2025)

“Deportate Nicki Minaj!”. La nuova petizione contro la star del rap femminile

La petizione ha già raggiunto più di cinquanta mila firme e segue la recente presa di posizione pro-Trump e anti-LGBTQ della rapper di Trinidad

«Deportare Nicki Minaj in Trinidad servirebbe come promemoria che le personalità pubbliche devono assumersi la responsabilità delle proprie parole e dell’impatto che hanno sulle diverse comunità». Così, senza mezzi termini, una petizione con oltre cinquantamila firme mette alla gogna Nicki Minaj, star del pop rap femminile capace, soprattutto in passato, di macinare miliardi di streaming con i suoi brani più amati.

La petizione, attiva su Change.org, è stata promossa da comunità liberal, femministe e LGBTQ+ in diretta replica all’endorsement della rapper a favore di Donald Trump e della sua agenda politica. L’elogio risale allo scorso 21 dicembre, durante una conferenza di Turning Point USA, organizzazione repubblicana fondata dal compianto Charlie Kirk. In quell’occasione Minaj ha dichiarato di provare «massimo rispetto e ammirazione per il presidente USA», sottolineandone l’impegno («ha dato speranza a così tante persone») e l’azione politica («È ancora possibile battere i cattivi a testa alta e con integrità»). Negli stessi giorni, ha rincarato la dose esprimendo disgusto verso Gavin Newsom, governatore democratico della California, reo — a suo avviso — di aver sostenuto i diritti dei bambini transgender.

Le dichiarazioni di Minaj sono in aperta contraddizione con il suo percorso personale: nata a Trinidad e Tobago, la rapper non è infatti cittadina statunitense e, almeno inizialmente, arrivò negli Stati Uniti senza uno status di immigrazione regolare.

Più coerentemente con il suo passato — al contrario di quanto avviene oggi — aveva mostrato una forte coscienza sociale sui temi di immigrazione, deportazioni e confini. Basti leggere un suo post Instagram del giugno 2018 — anno in cui, vale la pena ricordarlo, il presidente in carica era sempre Donald Trump:

Sono arrivata in questo paese come immigrata illegale a cinque anni. [Riguardo ai centri di detenzione al confine tra Messico e Stati Uniti] Non riesco a immaginare l’orrore di trovarsi in un posto così estraneo ed essere strappati ai propri genitori a cinque anni. È terrificante, fermatelo per favore. Potete immaginare il terrore e il panico che stanno vivendo questi bambini? Non sanno se i loro genitori siano vivi o morti, né se li rivedranno mai

Dopo le dichiarazioni della rapper, l’account Instagram è stato disattivato ed è tuttora irraggiungibile, mentre su Facebook — dove le pubblicazioni sono ferme dallo scorso ottobre — non si segnalano perdite significative di follower. Il caso Minaj racconta di una marcata e sempre più diffusa polarizzazione nelle società occidentali, fomentata da governi di destra sempre più estremi e, senz’altro, influenzata dalla politica USA. Proprio come i giganti del tech si sono immediatamente riposizionati all’indomani del secondo mandato Trump aggiornando le proprie policy, anche personaggi dello spettacolo ribaltano le proprie idee, arrivando ad appoggiare agende politiche che, se applicate alla lettera, potrebbero portare a uno di quei prelevamenti dell’ICE tristemente saliti agli onori della cronaca, anche nera.

Su SA trovare le recensioni di alcuni dei dischi più iconici di Minaj: The Pinkprint, Pink Friday: Roman Reloaded e Queen.

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