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Pink Friday 2

8 Dicembre 2023 pop dance-pop trap rap hiphop

A cinque anni dal precedente Queen, torna quella che numeri alla mano è la più grande rapper di sempre (chiaramente solo se parliamo di riscontri commerciali): Nicki Minaj. La quarantunenne nata in Trinidad e Tobago è stata forse la prima a capire che spingere un pochino oltre l’asticella del cafone, dello zarro, del vacuo e dell’esplicito avrebbe fruttato a dovere, andando a riempire un’area di mercato che con ogni probabilità attendeva un personaggio di questo tipo.

Fino a metà anni Dieci sembrava mediaticamente inarrestabile (l’esordio Pink Friday è il 10° più ascoltato tra gli album del 2010 e The Pinkprint è il 14° tra quelli del 2014), poi da un lato è arrivato il terremoto trap e dall’altro hanno iniziato a spuntare nuove pretendenti come Cardi B (il suo Invasion of Privacy oscurò totalmente Queen nel 2018) e Doja Cat e l’impero della Minaj ha iniziato a scricchiolare.

Indubbiamente Pink Friday 2 ha l’obiettivo di confermare (o meglio, rilanciare) la posizione della pop-rapper seguendo le linee guida di questo tipo di operazioni che generalmente prevedono una tracklist inutilmente lunga (sono ventidue le tracce nella versione standard) e la solita scorpacciata di featuring degli altrettanto soliti nomi (Drake e Future su tutti). Per il resto è la Nicki Minaj che conosciamo con qualche ricalibrata per un update al 2023 che possa dare un senso al termine “sequel” di Pink Friday. Una sequenza inconsistente di tentativi di hit (alla caccia di fraseggi/frasi/punchlines da spendere su TikTok) in cui si alternano oltre quaranta producer di svariata natura e fama e sampling non esattamente ricercati (materiali di Billie Eilish, Notorious B.I.G., Cyndi Laupere o Lumidee).

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