Il 1990 fu un anno d’oro per la carriera di David Lynch. Forte del ritorno di consensi del suo Velluto blu, dopo la debacle totale dello sfortunato adattamento di Dune, Lynch si ritrovava a incassare il pieno approvazione per il pilota di Twin Peaks (8 aprile 1990), esponeva i suoi quadri in varie mostre e nel maggio dello stesso anno si ritrovava in concorso al Festival di Cannes con un’altra opera, Cuore selvaggio. L’idea venne sul set di Twin Peaks e deriva dal romanzo Barry Gifford, una sorta di racconto shakespeariano – che mette in contrapposizioni evidente genitori e figli – unito al genere road movie, a una forte componente satirica della società, il tutto codificato all’interno di una struttura narrativa che rimanda più volte al Mago di Oz, quasi ne costituisse una sua versione più adulta e oscura.
Tuttavia, Cuore selvaggio finì per essere il film più odiato dalla critica dell’epoca. Il motivo principale risiede probabilmente nella vittoria della Palma d’Oro proprio a Cannes, premiato da una giuria presieduta da Bernardo Bertolucci che oggi non esiteremmo a definire lungimirante (Enrico Ghezzi definì il regista parmense “il più grande regista di giurie che sia mai esistito”). La vittoria della pellicola si tradusse in una serie di recensioni grossolane e aspre critiche al suo regista; Roger Ebert – un’istituzione in America – arrivò a definirlo “disonesto” e l’altrettanto celebre Jonathan Rosenbaum lo apostrofò come una “vera cornucopia”. Ciò che la critica dell’epoca non aveva percepito, ma che Bertolucci aveva colto pienamente, fu la dura critica alla gioventù americana, a un sistema di valori sballato, a una società che ha sempre messo in cima alla propria scala di valori il denaro e il successo, laddove i suoi protagonisti mettevano da parte tutto questo per l’unica vera forza motrice dell’universo: l’amore. Nel farlo utilizzò tutti i colori della sua tavolozza, il suo immaginario squinternato, grottesco e onirico che poi sarebbe diventato sempre più inafferabile e intraducibile nelle opere successive.
Perfino Fuoco cammina con me, di due anni più tardi, venne accolto tutt’altro che positivamente, ma in quel caso la critica fu vittima di un pregiudizio maturato nel corso della serie televisiva, del tutto diversa per toni e intenzioni dal prequel cinematografico. Presentato al Festival di Cannes il 19 maggio 1990, esattamente 30 anni fa, Cuore selvaggio è uno dei film più riusciti di David Lynch, capace al contempo di ricalcare le orme di un sogno e di rispecchiare l’incubo di ogni storia d’amore.