Al balletto delle classifiche di fine anno se ne aggiunge un altro in questo finale 2019, quello delle top degli anni ’10. Consequence Of Sound, affermata testata statunitense, ha appena stilato la sua e già alla numero 100 troviamo un disco che avremmo voluto – e per conto nostro metteremo – molto più in alto, Let England Shake di PJ Harvey. Parliamo di un lavoro magnifico che a buon titolo gareggia tra i suoi migliori album di sempre. Interessante comunque il parallelo che leggiamo nel trafiletto che accompagna la sua posizione in classifica, scritto da Robert Ham, che compara il suo percorso lungo gli anni ’10 a quello dei Kinks tra i ’60 e i ’70. Minimo comune denominatore: The fall of the British Empire.
Altro disco che troviamo ingiustamente in fondo alla TOP è Replica di Oneohtrix Point Never anche se quell’album non è proprio il più influente all’interno della sua discografia. Peccato che dei suoi sia l’unico presente. Ma a proposito di Lopatin: James Ferraro ci sarà? E Ben Frost? Nulla di tutto ciò. E questo la dice lunga sull’accoglienza di tutto un comparto di musiche che, per farla breve, da queste parti sono state saltate a pie pari.
COS del resto preferisce metter vicini l’esordio lungo di James Blake (41°) e quello dei Disclosure (44°) schiacciandoci in mezzo i dischi di Sufjan Stevens (Carrie & Lowell – 43°) e Björk (Vulnicura – 42°). Scelte un poco discutibili così come fa strano vedere Heaven and Earth di Kamasi Washington (al 38°) e This Is Happening degli LCD Soundsystem (al 31°) così in alto. È tutto relativo, chiaramente, e possiamo discuterne, ma non sarà azzardato piazzare When We All Fall Asleep, Where Do We Go? di Billie Eilish al 15°?
Su poche cose siamo d’accordo: The Idler Wheel… di Fiona Apple meritava almeno la top20 e così è stato (11° posto per lei), così come To Pimp a Butterfly di Kendrick Lamar s’è aggiudicato un corretto piazzamento sul podio (2° posto). Svetta Beyoncé con Lemonade, che è una scelta piuttosto bizzarra, ma soltanto se la vediamo dal punto di vista di noi Europei. In questi 10s appena trascorsi, specificatamente all’interno degli USA, Bey è stata l’equivalente di Michael Jackson negli 80s, ma a differenza della compianta popstar – e in pieno stile anni dieci – è riuscita ad unire impegno (Black Lives Matter) e intrattenimento, mettendo politica e effari sullo stesso piano, non ultimo avvalendosi di una buona dose di talento e di un’altrettanto generosa varietà di arrangiamenti.
COS è un portale che premia senz’altro la musica di qualità: in classifica troviamo tanto A Crow Looked at Me di Mount Eerie quanto A Seat at the Table di Solange, ma è anche una testata che ragiona in termini di “costume e società” (quella americana), che ha ben ponderato le cifre di vendita dei dischi (Adele è al 19° posto con 21), sentito la pressione del #metoo (troviamo 1o donne nelle prime venti posizioni) e in definitiva optato democristianamente per tripartire la scaletta tra dischi pop, (major) indie (St. Vincent, Vampire Weekend) e hip hop (Kanye più volte presente).
Di seguito la selezione dei primi vendi dischi. Per la classifica completa vi rimandiamo alla pagina dedicata del portale.
- Beyoncé – Lemonade (2016)
- Kendrick Lamar – To Pimp a Butterfly (2015)
- Kanye West – My Beautiful Dark Twisted Fantasy (2010)
- Lorde – Melodrama (2017)
- Vampire Weekend – Modern Vampires of the City (2013)
- Frank Ocean – Channel Orange (2012)
- Robyn – Body Talk (2010)
- Kendrick Lamar – good kid, m.A.A.d city (2012)
- St. Vincent – Strange Mercy (2011)
- Mitski – Be the Cowboy (2018)
- Fiona Apple – The Idler Wheel… (2012)
- Kanye West – Yeezus (2013)
- Tame Impala – Currents (2015)
- Janelle Monáe – Dirty Computer (2018)
- Billie Eilish – When We All Fall Asleep, Where Do We Go? (2019)
- The War on Drugs – Lost in the Dream (2014)
- David Bowie – ★ (2016)
- Arcade Fire – The Suburbs (2010)
- Adele – 21 (2011)
- SZA – Ctrl (2017)