Non sono in pochi, tra addetti ai lavori, musicisti e ascoltatori, a non capacitarsi di quel che sta accadendo ai piani alti delle classifiche italiane. Ci sono i soliti complottisti che denunciano stream comprati e c’è il dato di fatto che la musica gratis (o con abbordabile abbonamento) ascoltata sulle piattaforme digitali, è il combustibile delle attuali chart. Chart che sempre più vedono schizzare sul podio artisti che prontamente finiscono nel dimenticatoio nel giro di settimane (o meglio giorni) e che in questo periodo stanno facendo segnare a giovani protagonisti dell’attuale “scena” dei record impensabili.
Sirio di Lazza è il caso più emblematico: le sue 20 settimane al primo posto in classifica lo proiettano al secondo posto di una lista da annali assoluta. Solo Vivere o niente di Vasco Rossi ha fatto di meglio da quando questa chart è stilata. E parliamo di un disco che da queste parti è stato descritto come una «fiacca riproposizione di cose già sentite negli ultimi anni in ambito trap/mainstream».
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Coez preferisce fare una critica più generale, tirando in ballo la sua “leva” o “generazione”, ovvero quella che a suo avviso ha vissuto/prodotto la musica nel «gran momento vissuto dalla musica italiana» un lustro fa, per poi rivolgersi agli ascoltatori attuali che stanno trainando nelle classifiche – parole sue – la «merda che c’è mò» (la citazione arriva da un commento a un utente).
Sebbene Coez non faccia nomi, attualmente in top10, oltre a Sirio, troviamo Taxi Driver di Rkomi, Disumano di Fedez, Noi, Loro, Gli Altri di Marracash e Hustle Mixtape di Capo Plaza, mentre tra il 2015 e il 2017 troviamo quelli da lui citati, Mainstream di Calcutta, Regardez moi di Frah Quintale, Superbattito di Gazzelle, L’ultima festa (Cosmo), Polaroid di Carl Brave x Franco 126 e il suo Faccio un casino, ovvero album che hanno segnato un passaggio ben preciso per il mainstream del nostro Paese, quello che ha abbracciato l’“indie” specie nelle sue contaminazioni con l’hip hop. Indie, beninteso, per come lo intende il mercato oggi, altrimenti detto it-pop per come lo intendono quelli che conoscono la differenza.
Pure sta roba che le canzoni d’amore sono per le “fighette” non la capirò mai vi sentite dischi pieni di minchiate che nel 90% dei casi non sono vere, almeno nelle canzoni d’amore qualcosa di vero c’è.
— Coez (@COEZMUSIC) September 1, 2022
Lasciando il paradigmatico disco di Calcutta e quello di Cosmo da parte, parliamo di proposte che hanno ripreso la lezione del primo Neffa calandola in una contemporaneità cantautorale che il rap ha presto abbandonato. Gente senza la quale non esisterebbero senz’altro l’Rkomi di Insuperabile ma nemmeno Blanco né Sangiovanni. Aggiungendo anche Noi, Loro, Gli Altri di Marracash, che ha ricevuto ampi consensi (pure più ampi e unanimi di Mainstream al tempo della sua pubblicazione) compresa la Targa Tenco, il presente denunciato da Coez è una naturale prosecuzione di ciò che è successo cinque anni fa.
Per quanto ci riguarda, se abbiamo promosso Mainstream e Polaroid, non poche sono state le perplessità su Superbattito e Faccio un casino. L’it-pop, l’indie pop, il mainstream fatto di cantautorato facile e nostalgico imbastardito con l’Hip Hop o meno (vedi gli eterni 80s dei Thegiornalisti ieri, così come quelli dei Pinguini Tattici Nucleari filo 883 di oggi) sono il risultato di una voglia di disimpegno e melodia che sta alla base del pop da classifica da anni (o da sempre), ma parla anche di generazioni di ascoltatori sempre più (anagraficamente) giovani, che senz’altro al rock hanno preferito il pop, o quello che qualche playlist (o il Sanremo di Amadeus) ha proposto loro.
C’è senz’altro un ascolto più passivo e pilotabile (dalle major) nell’epoca dello streaming. E non ultimo, se il pubblico di Mainstream e Faccio un casino erano 20enni universitari, quello degli attuali protagonisti delle classifiche italiane è decisamente più giovane e smartphone-dipendente. Sono di fatto i minorenni (12-14 anni) ad avere il maggior tempo a disposizione per lo streaming e l’ascolto in repeat, di converso la generazione che ascolta Coez si barcamena oggi tra disoccupazione, primi lavori e la voglia di ascoltare magari altra musica e più probabilmente MOLTA di meno rispetto al passato, preferendo dedicare un’attenzione maggiore a serie tv, videogame e cinema.
In questo senso, l’esplosione della trap italiana nelle classifiche del 2016 (a cui Side Baby ha dedicato un pezzo commemorativo nel 2021) ha rappresentato un momento di rottura più significativo rispetto alle conversioni cantautorali dei rapper poi finiti a Sanremo (o degli stessi trapper una volta fiutato il nuovo corso), con intellettuali e opinionisti a lanciarsi in facili (e pericolosi) paralleli tra il genere e il punk.
Trap che oggi, con i sopracitati Blanco, Lazza e Sangiovanni a dominare l’interesse degli ora ascoltatori massivi, ha perso molta della sua spinta propulsiva nelle chart, anche se dischi di quest’area sono ancora in grado di dire la propria, vedi Untouchable di Tony Effe e soprattutto Sfera Ebbasta (Italiano), che non a caso spende la carta latin con Bad Bunny. Lui è uno degli artisti internazionali più di successo, l’unico che a fine anno potrà spodestare Harry Styles dal podio.
Sul resto, dal 2016 al 2022, con una pandemia in mezzo, a non cambiare è stato il netto declino di tutto ciò che rientra nell’intorno indipendente e nella cultura che lo presiede. Con un mancato ricambio generazionale a non garantire un futuro a tutto il circuito che vi orbita attorno.