Chappell Roan
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Chappell Roan ritira un omaggio a Brigitte Bardot per le sue posizioni politiche

La popstar ha cancellato un post dedicato all’attrice francese, citata in “Red Wine Supernova”, dopo aver preso coscienza delle sue idee controverse

Brigitte Bardot, icona del cinema europeo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, si è spenta il 28 dicembre a 91 anni. Lo scrivevamo in un post a lei dedicato: al netto delle controverse prese di posizione degli ultimi anni, resta un personaggio il cui fascino, lo stile e il carisma hanno segnato in modo profondo la cultura popolare e l’immaginario collettivo del Novecento.

Un’eredità simbolica che oggi fa a pugni con le posizioni assunte dall’attrice negli anni successivi, che hanno messo in difficoltà Chappell Roan. La popstar ha infatti rimosso un omaggio inizialmente a lei dedicato dopo aver appreso di una lunga serie di dichiarazioni controverse.

Omaggio e presa di distanza

In una Instagram Story successiva alla cancellazione del post, Roan ha ammesso di non essere a conoscenza delle sue posizioni ultra conservatrici: «Caspita, non ne sapevo nulla di quelle cose. Ovviamente non le approvo ed è stato molto deludente scoprirle».

Il messaggio originario, condiviso poco dopo la notizia della scomparsa dell’attrice, recitava: «Riposa in pace, signora Bardot. È stata la mia ispirazione per Red Wine Supernova». Un riferimento diretto ai versi d’apertura del brano – “She was a playboy, Brigitte Bardot / She showed me things I didn’t know” – che richiamano l’immagine di Bardot come simbolo della rivoluzione sessuale e della libertà femminile nel secondo Novecento.

Se da un lato l’attrice, dopo il ritiro dalle scene, ha dedicato gran parte della propria vita alla difesa dei diritti degli animali, dall’altro il suo profilo pubblico è stato progressivamente segnato da prese di posizione radicali: dai commenti contro la comunità LGBTQ+ alle invettive contro la cosiddetta «islamizzazione della società francese», fino alle ripetute condanne per incitamento all’odio razziale e alle dichiarazioni polemiche sul movimento #MeToo.

Arte e mito

La scelta di Chappell Roan riporta all’attualità temi annosi come la separazione tra artista e opera e la distanza tra il piano culturale e simbolico di un’icona e quello personale. Dalla moda alla musica, dalla fotografia al costume, Bardot ha inciso in modo duraturo sull’immaginario collettivo, e la sua immagine è stata rielaborata per decenni fino – appunto – a entrare nel testo di una canzone di una ventenne.

Sul piano cinematografico, ha rappresentato il volto più riconoscibile di un nuovo cinema europeo capace di competere con Hollywood. Su quello culturale e simbolico, è stata uno dei primi miti mediatici globali del secondo Novecento, ancor prima dell’esplosione della pop culture degli anni Sessanta. Il suo corpo, il volto e lo stile – capelli sciolti, sensualità non mediata né addomesticata, icona di libertà sessuale e di rifiuto dei ruoli femminili tradizionali – sono diventati linguaggio.

Soggetto e oggetto

In seguito, la sua figura è stata anche al centro del dibattito femminista, per l’ambiguità che ha sempre accompagnato la sua immagine pubblica: da un lato simbolo di rottura con la morale borghese del dopoguerra, dall’altro corpo costantemente esposto, osservato e consumato dallo sguardo maschile. Ciò che negli anni ’60 rappresentava una tensione tra liberazione e oggettificazione, oggi è stato ricontestualizzato come strumento di empowerment: icone pop come Jennifer Lopez e Miley Cyrus rivendicano corpo e immagine pubblica esposti come scelta consapevole di potere e autodeterminazione.

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