L’irripetibile Brigitte Bardot

A 91 anni si è spenta Brigitte Bardot, probabilmente l’icona per eccellenza del cinema europeo tra gli anni Cinquanta e Sessanta e l’unica in grado di rivaleggiare con il magnetismo e il fascino di Marilyn Monroe nell’immaginario popolare internazionale, entrambe, non a caso, elevate a icone assolute anche dallo sguardo seriale e pop di Andy Warhol.

La sua carriera nel cinema prende avvio dal mondo della moda: a soli 16 anni viene notata per le frequenti apparizioni sulla rivista Elle, che la portano a essere indirizzata verso la recitazione. Un’intuizione rivelatasi decisiva, dato che il debutto sul grande schermo arriva nel 1952 con Le Trou gourmand, mentre la definizione del suo personaggio di “innocente femme fatale” si compie già nel film successivo, Manina, ragazza senza veli.

La famosa scena del ballo in Piace a tutti.

La prima prova che la rese celebre a livello internazionale resta però quella al fianco di Jean-Louis Trintignant in Piace a tutti (noto anche come E Dio… creò la donna) del 1956, diretto dal suo primo marito Roger Vadim, con il quale lavorò a più riprese anche dopo il loro divorzio. Un film decisivo nella misura in cui contribuì a reinventare i canoni della sensualità cinematografica, rendendo Bardot interprete di un personaggio femminile radicalmente più libero e in anticipo sui tempi. Per comprendere l’impatto culturale dell’opera, basti pensare all’impennata di popolarità di Saint-Tropez, uno dei luoghi simbolo delle riprese.

Tra gli altri film di successo che Bardot collezionò negli anni successivi spiccano La verità di Henri-Georges Clouzot (1960), candidato all’Oscar come miglior film straniero, e, naturalmente, Il disprezzo di Jean-Luc Godard. Un titolo fondamentale nel suo percorso, che la consacrò non solo come simbolo di un’idea di bellezza fuori dai canoni, ma anche per le sue doti drammaturgiche, tutt’altro che in ombra accanto a un mostro sacro come Michel Piccoli. Altro sodalizio centrale fu quello con Louis Malle, in particolare nel film Vita privata, dove affiancò Marcello Mastroianni.

Sul set de Il disprezzo.
Sul set de Il disprezzo.

La prima metà degli anni Sessanta fu la fase artisticamente più fruttuosa per Bardot, che alla carriera di attrice affiancò quella di cantante, collaborando con Serge Gainsbourg, tra i maggiori parolieri più influenti della Storia della chanson francese. Il loro album più celebre fu Bonnie and Clyde, pubblicato nel 1968, un progetto in cui Bardot riuscì a portare se stessa, senza filtri e senza rifugiarsi in uno dei suoi personaggi cinematografici.

La sua esperienza musicale rappresentò in un certo senso il perfetto contraltare della sua presenza davanti alla macchina da presa: diretta, audace e sincera. Emblematica in questo senso la vicenda della celeberrima Je t’aime… moi non plus, registrata inizialmente per far parte di Bonnie and Clyde ma poi censurata perché rivelava apertamente la relazione tra Bardot e Gainsbourg. Su richiesta della sua musa, l’autore reincise il brano con Jane Birkin e la versione originale vide la luce soltanto nel 1987. Per Bardot la musica fu anche una via di fuga dalla gabbia dell’enorme popolarità cinematografica, la stessa che nel 1973 la portò a ritirarsi definitivamente dalle scene.

Negli ultimi quarant’anni Bardot è tornata al centro dell’attenzione soprattutto per il suo impegno in difesa dei diritti degli animali, ma anche per la vicinanza all’estrema destra di Jean-Marie Le Pen e per posizioni fortemente controcorrente — dall’omofobia all’islamofobia, dalle dichiarazioni sulla pandemia da COVID-19 alle critiche al movimento #MeToo. Prese di posizione la cui radicalità ha progressivamente spostato il baricentro della sua figura pubblica, incidendo in modo significativo sulla percezione della sua eredità culturale.

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