Britney Spears
Britney Spears, post pubblicato il 13 novembre via IG (2021)

Britney Spears. L’audio di 22 minuti contro la famiglia: «Mi hanno uccisa»

«Ero un robot: vivevo in una bolla in cui le persone facevano finta di trattarmi come come una superstar, ma in realtà venivo trattata come una nullità»

Britney Spears torna a parlare della sua famiglia e degli anni della conservatoriship, che dal 2008 l’ha privata della sua libertà. Come è ormai noto, infatti, per tredici anni suo padre Jamie ha assunto il controllo delle finanze, così come della salute e del benessere della cantante.

Spears ha pubblicato un audio su Twitter, poi cancellato, in cui si lancia in un j’accuse contro i suoi genitori e sua sorella, ma anche contro l’industria della musica e i meccanismi perversi del mondo dello spettacolo. «Avrei potuto andare da Oprah, fare interviste, ma essere pagata per raccontare quello che ho in testa è un po’ sciocco», dice all’esordio dell’audio, lungo ben 22 minuti. La cantante ha rievocato i momenti più difficili di questi lunghi anni:

La storia della tutela ebbe inizio quindici o sedici anni fa. Avevo 25 anni ed ero estremamente piccola. Ricordo che tanti amici mi scrissero degli sms e mi chiamarono al telefono per sapere cosa fosse successo. Ancora oggi non capisco dove io abbia sbagliato, ma mio padre mi punì proibendomi di vederli.
Britney Spears nell’audio pubblicato su Twitter

La pop star, che dopo sei anni torna alla musica con una nuova versione di Hold Me Closer di Elton John, ha parlato anche del suo rapporto con i paparazzi. Qui le accuse nei confronti della famiglia sono molto gravi:

Fino a quel momento il massimo della mia follia era comandare i paparazzi come fossero pedine di scacchi. Mi prendevo gioco di loro confondendoli e credo che fosse una delle cose più divertenti dell’essere famosa. Non riesco a comprendere cosa ci fosse di così pericoloso nel farlo, ma mia madre mi parlò e mi disse che probabilmente saremmo dovute andare in un hotel o una struttura del genere, che delle persone sarebbero venute a parlare con me il giorno stesso. Non capivo cosa intendesse dire. Quattro ore dopo si presentarono fuori da casa mia circa 200 paparazzi, che immortalarono il momento in cui, immobilizzata su una barella, venni portata via da un’ambulanza, ma era tutto preparato anche se non c’erano droghe nel mio corpo, niente alcol, era puro abuso. Adesso so che fu tutto premeditato. Una donna ha suggerito l’idea a mio padre e mia madre lo ha aiutato a realizzarla. Era tutto organizzato.

In poche parole, Britney Spears accusa i suoi parenti più stretti di aver “venduto” le scene del proprio collasso mentale. Ma non è finita qui: la cantante è passata poi all’attacco di suo padre ed ex tutore legale, Jamie Spears.

Quando mio padre fu nominato mio tutore, cominciò a controllare tutto quello che facevo. Ricordo che il primo giorno disse: ‘Sono io Britney Spears e ora decido io cosa fare’. Ricordo che mi veniva detto per filo e per segno cosa fare. Tutti i giorni mi dicevano che ero grassa, che dovevo fare allenamento: non ricordo di essermi mai sentita così sminuita e demoralizzata, mi facevano sentire una nullità. Feci quattro tour, album come ‘Circus’, ‘Femme Fatale’, ‘Britney Jean’ e ‘Glory’, la residency a Las Vegas. Lavoravo duramente, ma arrivai ad un punto in cui mi sentii esausta. Avevo 30 anni e dovevo vivere sotto il controllo di mio padre, mentre i miei ballerini potevano uscire, divertirsi e bere ogni sera. Non potevo neppure avere dei contanti. Ero l’unica a lavorare, ma anche l’unica a non poter godere dei frutti del mio lavoro. Le mie performance erano orribili. Dovevo indossare delle parrucche perché facevo dei trattamenti ai capelli. Ero un robot: vivevo in una bolla in cui le persone facevano finta di trattarmi come come una superstar, ma in realtà venivo trattata come una nullità.

Poi i dettagli sugli estenuanti ricoveri e sulle continue vessazioni subite:

Ad una delle prove di uno show mi opposi di eseguire un passo di danza: ‘Non voglio farlo così’. Calò un silenzio tombale. Tutti i produttori andarono nel backstage a parlare tra di loro. Non capivo cosa stesse succedendo. Il giorno dopo mi comunicarono che dovevano mandarmi in un istituto mentale e che avrei dovuto comunicare su instagram che lo show sarebbe stato cancellato per la malattia di mio padre. Chiamai mio padre e piangendo al telefono gli chiesi il perché di tutto quello che stava facendo: ‘Io non posso aiutarti, devi ascoltare i dottori’, mi rispose. Le sue ultime parole furono: ‘Non sei obbligata ad andare in quell’istituto ma se non ci andrai ti faremo causa in tribunale, intraprenderemo un lungo processo e tu lo perderai, perché io ho più persone dalla mia parte rispetto a quelle che hai tu. E poi non hai nemmeno un avvocato, figurati se ti prenderanno in considerazione’. Fui costretta ad andare. In quel periodo smisi di credere in Dio, non riuscivo a capire come potessero far entrare 40 persone dentro casa mia ogni giorno, come potessero costringermi a rimanere seduta a lavorare dalle sei del mattino alle otto di sera, peraltro controllandomi mentre mi facevo la doccia, mentre mi cambiavo, senza un minimo di privacy. Controllavano anche cosa io mangiassi. Mio padre mi trattava come se io fossi una macchina

Solamente il movimento #FreeBritney ha dato una svolta a tutto questo. Lo scorso novembre, come è risaputo, Brenda Penny, giudice della Corte Superiore di Los Angeles, ha deciso di porre fine alla conservatoriship.

 

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